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Effetto rating: le 5 conseguenze della bocciatura dell’Italia

A cosa va incontro l'Italia nel caso di un ulteriore declassamento dalle agenzie di rating

Stiamo calmi. Per il momento siamo, più o meno ovunque, tripla B, ancora per un soffio nella fascia Investment Grade. Ma tre agenzie di rating su quattro dovrebbero esprimersi entro fine anno. E allora la musica potrebbe cambiare. Perché questo tema sia così importante ce lo ricorda la Banca d’Italia nel suo secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria 2018 (esce due volte all’anno, prossimo appuntamento ad aprile 2019).

 

Cosa sono le agenzie di rating?

Ne abbiamo già parlato1, ma repetita juvant, specialmente di questi tempi. Facciamo quindi un ripasso prendendo a prestito la lezione di Bankitalia.

Le agenzie di rating, scrive l’autorità di Via Nazionale, “sono imprese che attribuiscono agli operatori economici – tipicamente società private ed enti governativi, compresi gli Stati sovrani – un giudizio (rating) sulla loro capacità di ripagare i debiti”. E questi giudizi sono importanti perché vengono utilizzati dagli investitori “per valutare il rischio di credito dei debitori e per effettuare i propri investimenti”.

Le agenzie assegnano il rating secondo una propria scala di valutazione che si divide sostanzialmente in due grandi aree:

  • Investment Grade, per gli emittenti “di buona qualità”, giudicati più solidi e affidabili;
  • Sub Investment Grade o High Yield, per quelli di qualità inferiore.

 

 

Com’è la pagella dell’Italia?

Nel momento in cui scriviamo (29 novembre 2018), i rating attribuiti dalle principali agenzie internazionali alla Repubblica Italiana sono in zona Investment Grade , tra l’uno e i tre gradini sopra all’High Yield.

 

Il giudizio delle agenzie di rating sul nostro debito pubblico
1 – Si riporta tra parentesi il livello di rating corrispondente nella scala di valutazione utilizzata da Fitch Ratings e S&P. Fonte: Bankitalia

 

Bene, quindi, ma non benissimo: lo slittamento in area High Yield, che non è poi così lontano, potrebbe avere effetti di varia natura sul sistema finanziario. Nel suo Rapporto, la Banca d’Italia elenca i principali. Li citiamo, e poi andiamo a spiegarli.

 

1) “Politiche di investimento degli intermediari”

Un abbassamento del rating potrebbe convincere gli investitori a diminuire la quota di titoli pubblici italiani in portafoglio. Tanto più che i mandati di gestione degli intermediari che amministrano patrimoni per conto della clientela – come assicurazioni e fondi d’investimento – possono contenere clausole sul rating minimo dei titoli in portafoglio o avere come punto di riferimento indici di mercato nel cui paniere ci sono solo titoli con rating Investment Grade.

 

2) “Criteri per l’idoneità dei titoli utilizzati nelle operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema”

“Il quadro normativo dell’Eurosistema per l’attuazione della politica monetaria”, spiega Bankitalia, “prevede l’applicazione del migliore tra i rating rilasciati dalle quattro principali agenzie ai fini della valutazione delle garanzie”. È la cosiddetta first best rule. Ma se il rating di tutte e quattro le agenzie scendesse sotto la soglia dell’Investment Grade, allora le banche non potrebbero più usare i titoli di Stato italiani a garanzia delle operazioni di rifinanziamento e gli acquisti di questi titoli da parte dell’Eurosistema nell’ambito del programma ampliato di acquisto di attività finanziarie (l’Expanded Asset Purchase Programme, APP) si stopperebbero.

 

3) “Margini e scarti di garanzia da parte delle controparti centrali”

Come spiega Bankitalia, le controparti centrali sono organismi che operano sui mercati finanziari a garanzia del buon fine delle transazioni. In Italia c’è la Cassa di Compensazione e Garanzia. Nella loro attività, questi organismi tengono conto delle valutazioni delle agenzie di rating per determinare:

  • i margini richiesti a garanzia delle operazioni sui titoli oggetto delle valutazioni;
  • gli scarti di garanzia (haircuts) applicati quando questi titoli vengono utilizzati come collaterale.

Un loro aumento, precisa Bankitalia, comporta “maggiori oneri di approvvigionamento della liquidità” per gli operatori del mercato che possiedono i titoli in questione.

 

4) “Impatto del rating sovrano sulle imprese nazionali”

Dopo un declassamento del rating del debito pubblico, tipicamente le agenzie tagliano anche quello delle banche e delle aziende del Paese: in questo modo, i premi per il rischio richiesti dagli investitori salgono e quindi aumentano i costi per finanziarsi. Per poter collocare le loro obbligazioni, insomma, le società devono offrire rendimenti più alti.

 

5) “Ponderazioni per il calcolo dei requisiti patrimoniali degli intermediari”

Una revisione del rating potrebbe infine irrigidire il modo in cui banche e assicurazioni valutano l’esposizione verso altri emittenti e controparti, se anche il loro rating viene ridotto: nel settore bancario, per esempio, i metodi di ponderazione del rischio di amministrazioni locali, enti pubblici e società private potrebbero diventare più severi, se il loro rating finisse nella categoria High Yield. Tradotto: prima di assicurarti o farti un finanziamento, ci penso non più due ma 10 volte.

 

Chi vigila sui “Signori del rating”?

La vulgata popolare attuale tende a scorgere complotti e “manine” più o meno ovunque. Anche dietro le agenzie di rating. Noi ci limitiamo umilmente a segnalare che c’è chi le monitora: nell’Unione Europea, ricorda Bankitalia, le agenzie di rating sono soggette alla supervisione dell’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati, meglio nota come ESMA (European Securities and Markets Authority), che ne verifica le metodologie e l’integrità organizzativa.

 



1 – #ABCFinanza: le agenzie di rating, cosa sono e a cosa servono

Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

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