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L’Europa e l’euro… crisi del tredicesimo anno o divorzio imminente?

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo di Kenneth Rogoff, professore di Economia all’Università di Harvard, e mi sono resa conto di quanto possa essere semplice afferrare temi economici “apparentemente” complicati se vengono spiegati con una parabola e esempi concreti che riguardano la vita quotidiana. L’articolo dell’economista parla dell’Euro e – per spiegare come è nato, cosa ha funzionato e cosa no – usa una parabola.

C’è una ricetta per il successo di un matrimonio? Quali sono gli ingredienti? Come arrivare preparati al grande giorno?

Molte sono le coppie che si pongono queste domande prima del “grande passo”, ed alcune di esse decidono di procedere con calma,  per evitare brutte sorprese: un periodo di convivenza, la divisione dei compiti in casa, la spesa insieme, gli orari da dedicare ai propri interessi e al lavoro, ecc…

La coppia di cui ci narra Rogoff, ad esempio, decide di aprire un conto corrente bancario comune e, avendo scoperto benefici interessanti, coinvolge nel progetto di condivisione anche altri membri delle rispettive famiglie -il fratello di lei e la sorella di lui- sia come prova di collaborazione sia per ottenere dei privilegi: avendo aumentato l’entità del conto, la banca offre agli intestatari una serie di servizi e concessioni extra.

I 4 stabiliscono una serie di regole ma, essendo una famiglia, nessuno sente l’esigenza di un meccanismo di controllo per prelievi e versamenti. Nel frattempo i vantaggi economici del conto corrente cominciano a vedersi, ma non solo: i membri iniziano anche a passare molto più tempo insieme, pranzi e cene diventano appuntamenti fissi.

L’esperimento va a gonfie vele e, spronati dalla Banca a allargare ad altri la partecipazione al conto, decidono di coinvolgere qualche cugino e poi anche altri parenti più lontani, alcuni dei quali persi di vista da tempo. I vantaggi sono tantissimi e valgono per tutti, quindi tutti i correntisti invitano nuovi membri e, chi è fuori, vuole entrare al club!

Tutto procede per il meglio; c’è chi coglie l’occasione per risolvere i propri problemi e chi per coronare i propri sogni: la cugina che finalmente riesce a ripagare i suoi scoperti, oppure il cugino che ha sempre sognato la macchina più costosa del momento e può permettersela sfruttando i bassi tassi di interesse per i prestiti applicati dalla banca.

I debiti di alcuni membri, che ne approfittano e usano il conto come “bancomat personale” per vivere al di sopra delle proprie disponibilità, inziano a pesare sul conto comune; la coppia “fondatrice” inizia ad avere dubbi sul fatto che sia stata una buona idea allargare il conto a parenti spendaccioni e cominciano quindi a riflettere sulla possibilità di mandare via alcuni soggetti. La Banca però li informa che non è possibile espellere un cointestatario, l’unica alternativa è chiudere l’intero conto.

Un consulente finanziario allora consiglia una carta di credito congiunta, con pagamenti obbligatori da parte di tutti i componenti del gruppo, sia i più poveri che i più ricchi. Inizialmente potrà essere utilizzata da familiari più indebitati, ma tutti a fine mese dovranno far “tornare i conti”. Contrariamente alle aspettative, la situazione non fa che peggiorare… anche nella vita quotidiana. La cugina K, spendacciona ma bravissima a cucinare, inizia a non avere più i soldi neanche per un pasto decente, mentre i cugini L. e M. sono costretti ad ipotecare la casa.

L’esperimento finisce in catastrofe… ma andrà così anche il matrimonio della coppia?

La lezione che si trae dalla parabole è che, innanzitutto, un conto bancario comune non porta necessariamente al matrimonio, anzi, può addirittura allontanarlo!

Il conto in comune è paragonabile all’Euro: gli economisti hanno da tempo capito che un’unione monetaria di successo da sola non funziona: sono necessari altri importanti passi di convergenza, tra cui un’autorità fiscale centralizzata che abbia, come minimo, il potere di raccogliere le tasse dagli Stati costituenti. È essenziale anche un regolatore centrale finanziario e, tale istituzione, non può essere dotata di così tanto potere senza una legittimazione che può venire solo dall’unione politica.

Secondo Rogoff, quindi, l’unione monetaria senza unione politica è instabile esattamente come un conto corrente comune tra decine di cugini con stili di vita e stipendi completamente differenti, per di più senza controlli o limitazioni.

Non c’è una formula universale per vivere felicemente un matrimonio, così come non c’è per costruire un’unione monetaria. Se però l’Europa rinuncia all’unione fiscale e politica, il legame resterà debole e prima o poi potrebbe spezzarsi.

Scritto da

Laureta in Amministrazione, Finanza e Controllo all’Università Bocconi, ha un background abbastanza vario e sfaccettato: Liceo Classico e laurea Triennale in Economia per l’Arte, la Cultura e la Comunicazione. È sempre stata affascinata dal mondo dei “numeri”, ma apprezza anche un bel film, un concerto o una mostra fotografica. Ama leggere e tende a correggere o cercare soluzioni di miglioramento per ogni testo. Jack Sparrow ha detto di lei “opera nella comunicazione rimanendo un tramite per/con la finanza”.

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