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Megatrend: come investire sul futuro – Parte II

Ecco qualche idea per investire nei megatrend, puntando su forze in grado di cambiare su scala globale il panorama economico, politico e sociale negli anni.

Nella scorsa puntata sui megatrend abbiamo visto che non si tratta solo di chiacchere da società di consulenza strategica: dietro i megatrend ci sono numeri e fatti. E sui megatrend si può investire con profitto.
Tant’è che noi ci abbiamo costruito un portafoglio dedicato.
 

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Un paio di considerazioni finanziarie sui megatrend

I megatrend sono per lo più investimenti azionari. Dunque sono fortemente legati tra loro. Lo si nota chiaramente applicando l’analisi delle componenti principali (PCA), una tecnica di analisi statistica che permette d’individuare i fattori latenti sottostanti un fenomeno: in pratica, che cosa c’è sotto. In questo caso, il fenomeno da analizzare è l’andamento dei megatrend, rappresentati da opportuni indici di Borsa. Ebbene, la PCA ci dice che poco meno di due terzi della loro variabilità è spiegata da un unico fattore, che possiamo ricondurre a “il mercato azionario globale”. Questo perché, in modo affatto stupefacente per chi mastica dati di questo genere, tale fattore ha una correlazione lineare con l’indice azionario globale MSCI World pari a 0,8 (ndr: il minimo è -1, il massimo è +1, quindi 0,8 è parecchio).

Ciò detto, nonostante la correlazione con l’azionario internazionale, resta molta variabilità tra i diversi megatrend. Essa balza agli occhi se si “ripulisce” il loro andamento dalla dinamica del mercato azionario globale (ancora rappresentato dall’indice MSCI World). Guardate il grafico seguente.

 

C’è quindi spazio per scegliere i megatrend giusti. Ma anche quelli sbagliati. In ogni caso, per diversificare i rischi.

Individuare il trend giusto non è in effetti cosa facile: sfortunatamente, i mercati finanziari hanno l’abitudine di muoversi su una scala temporale differente rispetto ai megatrend. Pertanto, nonostante alcuni megatrend siano con noi da anni (pensate, per esempio, a quelli legati alla demografia e al cambiamento climatico) e sembrino destinati a durare per decenni, il loro valore ha subito (e subirà) oscillazioni importanti. Capita infatti che gli investitori diventino pazzi per un’idea, come accadde nel 2000 con la bolla dot.com, o nel decennio passato con le energie pulite, e acquistino massicciamente le corrispondenti azioni portando i prezzi a livelli assurdi, di “bolla”, per poi venderli massicciamente durante il conseguente crash. E questo anche se il trend sottostante non aveva certo perso validità. Ma questo è il mercato, gente, una specie di gorillone facilmente eccitabile. Ecco perché nel valutare i megatrend occorre sia prestare attenzione al trend in sé, sia alle sue valutazioni, muovendosi con razionalità.

Valutare i megatrend

Come per molte cose della vita, è una questione di prezzo. In sostanza si tratta di valutare, a fronte della bontà a lungo termine di un’idea d’investimento, se in un dato momento il prezzo di mercato è troppo alto, accettabile, o conveniente.

Un quadro di sintesi dell’andamento relativo dei megatrend si ottiene con il nostro schema Value-Momentum, che analizza contestualmente metriche Value, legate cioè ai fondamentali, e Momentum, legate alla forza del trend. Come non mi stancherò mai di ribadire, una sconfinata serie di evidenze empiriche mostra che in media (anche se non sempre, è ovvio) gli investimenti  “Value”, ossia quelli con buoni fondamentali rispetto al prezzo, hanno nel medio-lungo periodo performance migliori di altri. Evidenze simili sussistono anche per le attività con “momentum” positivo. Una lettura per tutte è questa.

Ma ora guardiamo il grafico.

[accordion title=”Metodologia”]

Vengono considerati indici di Borsa relativi a megatrend a livello mondiale, analizzandoli in funzione di metriche Value e Momentum, considerate congiuntamente. Più in dettaglio, il grafico si basa sulle seguenti due variabili:

  1. il momentum a medio termine (che misura l’abbrivio di mercato e il sentiment degli operatori), stimato mediante la performance storica del settore sui 12 mesi precedenti, riportato sull’asse verticale;
  2. il P/E calcolato secondo il metodo Graham & Dodd, cioè il rapporto prezzo/utili realizzati depurato dall’andamento del ciclo economico, riportato sull’asse orizzontale.
[/accordion]

Projecting The Future
In questo momento, dunque, si notano il buon abbrivio e le valutazioni relativamente interessanti della Tecnologia (Technology), seguita da Agribusiness e Biotech. Le energie pulite (Clean Energy) hanno prezzo basso, ma attualmente presentano ancora un trend negativo. Altri megatrend hanno valutazioni molto simili al generico mercato azionario globale.

Il portafoglio Megatrend

Sulla base di considerazioni di lungo termine, mediate da valutazioni più tattiche legate al posizionamento dei megatrend in termini Value-Momentum, abbiamo definito un portafoglio per investire sui megatrend. A scanso di equivoci, l’abbiamo chiamato Megatrend…

Il portafoglio Megatrend è costituito interamente da ETF, strumenti finanziari dai bassi costi commissionali (le future performance ringraziano), ben diversificati al loro interno, per evitare il rischio specifico di singoli titoli. Abbiamo assemblato un paniere piuttosto ampio di megatrend, un’asset allocation equilibrata utilizzando la seguente metodologia:

  • un portafoglio “Core” definito con il metodo Equally-weighted risk contributions (o “risk parity”), basato sull’idea di ripartire al massimo i rischi tra i vari megatrend, in modo che ogni investimento contribuisca in ugual misura al rischio totale del portafoglio e vi sia una buona diversificazione dei rischi (compatibilmente con il fatto che questo è un portafoglio 100% azionario);
  • una serie di variazioni (“portafoglio Satellite”) sul tema principale, legate alle valutazioni Value-Momentum ed ad altre considerazioni un filo più tattiche.

In ogni caso, Megatrend resta un investimento azionario per chi guarda lontano e ha visione strategica: allungare l’orizzonte d’investimento appare particolarmente saggio ora, con le valutazioni azionarie abbastanza care e i rendimenti obbligazionari ridicolmente bassi.


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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Avatar

    Attendevamo questa seconda parte, grazie 🙂
    Ho capito male oppure da adesso per accedere e visionare il portafoglio Tutor c’è solo una modalità, a pagamento, (9,00 euro oppure 49,00)?

    • Raffaele Zenti

      9 euro per vederlo, 49 per avere il servizio Tutor, cioè anche tutti gli aggiornamenti, videochat, newsletter dedicate (v. https://www.adviseonly.com/aotutor).

      • Avatar

        Ma non è mica vero?
        L’ho appena visualizzato il portafoglio Tutor Income, e non mi ha mica chiesto di pagare € 9
        Cioè si visualizza la ciambella delle asset class con il peso % di ciascuna, ed anche l’elenco dei titoli in portafoglio (anche se solo come nome e non ISIN).
        Comunque per me fate bene a farli pagare!
        Anzi per me puntate troppo al ribasso dei prezzi quando forse vi converebbe fare prezzi più alti e spingere di piu’ sul marketing e pubblicita’ online.
        Saluti!

        • Raffaele Zenti

          Vedi la composizione per asset class, qualche fondamentale metrica di rischio (per avere un’idea di dove vai a parare).

          • Avatar

            Ciao Raffaele,
            avrei alcune domande sul nuovo portafoglio tematico “Megatrends”.
            – Secondo te quale percentuale dei propri investimenti é ragionevole metterci su questi temi? Tieni conto che il mio profilo di rischio é relativamente basso (10-15) e che attualmente la mia quota azionaria si aggira attorno al 15% (il resto obbligazionario/liquidità) delle mie risorse finanziarie.
            – Che orizzonte temporale minimo bisogna porsi in termini di anni?
            – Nel caso di acquisto della soluzione base (9,00 euro), gli eventuali cambiamenti di asset sono in qualche modo segnalati?

            Grazie
            Nicola

          • Raffaele Zenti

            Ciao Nicola, ti rispondo ordinatamente.
            1) Non essendo nelel condizioni di fare della consulenza personalizzata “strictu sensu”, non posso dirti esattamente quanto dovresti averne. Ma, indicativamente, non molto, direi che l’ordine di grandezza è quello dei punti percentuali, al massima della decina di punti percentuali, perché questo è un portafoglio azionario, con tutti i rischi (e le opportunità) che si porta dietro.
            2) Personalmente, non investirei in un portafoglio del genere, se non avessi almeno (e sottolineo “almeno”) 7-8 anni di orizzonte temporale. Cosa che molti risparmiatori hanno, solo che fanno fatica ad ammetterlo.
            3) La soluzione base da 9 euro prevede la notifica quando cambia la composizione del portafoglio, ma senza la lista delle operazioni da fare (in sostanza, i calcoletti su quanto comprare esattamente di ogni cosa in base al tuo specifico controvalore investito devi farteli tu). Invece con il servizio Tutor hai notifica, dettaglio delle operazioni più approfondimenti specifici sui mercati e/o su particolari temi.

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            Chiarissimo Raffaele (come sempre..).
            Ho una certa difficoltà a capire una cosa: come si fa a stabilire se sia ha o meno a disposizione un’orizzonte temporale di un certo tipo, in questo caso di almeno 7-8 anni? Si fa semplicemente riferimento alla propria età anagrafica (io ho 49 anni), oppure all’eventuale necessità di disporre delle risorse investite entro un certo periodo?
            Ultima cosa, l’eventuale notifica del cambiamento di composizione avviene tramite una mail?

            Grazie ancora.
            Nicola
            (gia cliente Tutor)

          • Raffaele Zenti

            L’età è certo un indicatore, ma soprattutto occorre che tu risponda a domande tipo queste:
            1) ho delle uscite di cassa previste, certe o molto probabili, per cui è essenziale che io disponga della somma X che altrimenti destinerei all’investimento?
            2) se investo una somma X lì (in Megatrend, per esempio), quanto è probabile che la debba liquidarla prima di 7-8 anni?
            3) …e se anche dovesse accadere, e dovessi smobilizzare l’investimento quando ancora non ha dato i suoi frutti, o magari è in perdita, quanto mi danneggia realmente?
            4) guardando indietro, alla storia dei miei investimenti, quanto spesso ho lasciato quote dei miei risparmi inerti per anni, parcheggiati su investimenti poco redditizi, in modo solo parzialmente consapevole, quando obiettivamente avrei potuto investirli in modo più rischioso am più redditizio?
            Spero di aver reso l’idea. fatti un esame di coscienza. Normalmente viene fuori che uno ha lasciato quattrini sul conto corrente ben oltre la normale esigenza entrate/uscite+piccoli imprevisti.
            PS: sì, la notifica è via email.

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            Ora é tutto molto più chiaro, grazie 🙂

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    Dopo molto tempo sono tornato ad aprire una vostra newsletter: articolo interessante e idea da approfondire quando potrò. Tuttavia c’è una cosa che non mi convince, ovvero il continuo rimarcare la validità dei cosiddetti fondamentali. Mi spiego: nel tempo hanno sicuramente dato prova di affidabilità ma diversi fattori, tra cui l’introduzione dell’analisi tecnica nel trading e l’affermazione di principi contabili altamente manipolabili (es. Elron, Parmalat etc.) hanno messo in discussione (almeno per me) la loro efficacia/affidabilità futura. Io,sebbene in eterna lotta contro la matematica (relazione reciproca) mi sono spostato verso lo studio di modelli quantitativi (pairs trading, modelli autoregressivi-garch) e ho notato che i risultati sebbene non facili (troppe variabili interpretative) cmq sono in qualche modo accettabili. Quando fallirò con questi, prometto che tornerò ad approfondire òa vostra idea 🙂

    • Raffaele Zenti

      Noi crediamo nei fondamentali. E anche nel Momentum. Utilizziamo una combinazioni di fondamentali e Momentum, per l’esattezza (sostanzialmente usiamo questo approccio: Blitz, David and van Vliet, Pim, Global Tactical Cross-Asset Allocation: Applying Value and Momentum Across Asset Classes, Journal of Portfolio Management, pp. 23-28, Fall 2008, https://ssrn.com/abstract=1079975). Ci pare che funzioni abbastanza bene. Ma comunque non esiste la verità, se non che sui mercati finanziari abbonda il rumore e scarseggia il segnale…è giusto che ognuno segua la via che crede.

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