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Sei giovane oggi? Rischi una vecchiaia in povertà, a meno che…

Più che: “Cosa farò da grande?”,  i giovani di oggi dovrebbero iniziare a chiedersi: “Cosa farò da vecchio?”.

L’inedito cambio di prospettiva è suggerito dal rapporto dell’OCSE “Pensions at a Glance 2013”, rilasciato il 26 novembre. Secondo l’OCSE, corrono maggiormente il rischio di impoverirsi da anziani coloro che subiscono interruzioni di carriera, oppure sono occupati con lavori precari e/o malpagati.       In una parola: i giovani.

Un esempio concreto: le pensioni dei giovani italiani

Una simulazione degli economisti Boeri e Galasso all’interno di uno studio della Banca Mondiale ha quantificato l’entità dell’assegno pensionistico dei giovani italiani di oggi incrociando diversi scenari di età di pensionamento e di crescita media del Pil (da cui dipende il calcolo della pensione, visto che i contributi versati sono capitalizzati in base al tasso di crescita del Pil). La simulazione considera un uomo giovane con diploma di maturità, che a 25 anni è entrato nel mercato del lavoro e ha sperimentato una carriera discontinua.

Simulazione dell’assegno pensionistico mensile in funzione del tasso di crescita medio del Pil e dell’età del pensionamento

 

Clicca per ingrandire

quale sarà la pensione di domani dei giovani d'oggi?

Fonte: Boeri T. e Galasso V. , 2013, “Is Social Security Secure with NDC?” in R, Holzmann, E. Palmer e D. Robalino (eds.) Nonfinancial Defined Contribution Pension Schemes in a Changing Pension World, Banca Mondiale

Possiamo così toccare con mano le maggiori probabilità di povertà cui alludeva l’Ocse nel suo rapporto sulle pensioni. Vediamo ora di risalire alle cause di questo problema, considerando ancora una volta l’Italia.

Di chi è la colpa?

Sistema pensionistico. Dal 1995 (anno della riforma Dini), il sistema pensionistico contributivo ha sostituito il metodo retributivo per tutti coloro presenti o entrati nel mercato del lavoro dal 1996 in poi. Prevedendo una pensione commisurata ai contributi versati essa, per definizione, soffre in termini monetari le carriere interrotte (che si traducono in contributi non versati) e i lavori precari o malpagati, che portano a bassi versamenti contributivi.

Un altro problema del Belpaese è l’eccessiva generosità del sistema pensionistico retributivo, che offriva la possibilità di andare in pensione prima e percependo un lauto assegno calcolato sull’ultima retribuzione percepita. Questo si rifletteva sui tassi di rimpiazzo (rapporto tra assegno pensionistico e ultimo reddito percepito prima della pensione), che arrivavano all’80% (ossia: la pensione era fino all’80% del reddito percepito prima di smettere di lavorare). L’Italia è attualmente l’ottavo Paese più generoso dell’OCSE per tasso di rimpiazzo:  71,2%, contro il 57,9% medio OCSE. Tassi che hanno portato l’Italia ad avere nel 2009 il sistema pensionistico più costoso, con una spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti pari al 15,4% del reddito nazionale (rispetto a una media OCSE del 7,8 %). Secondo il rapporto sulle pensioni,  sono state dunque necessarie le recenti riforme per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, come quella del Ministro Fornero del dicembre 2011.

Infine, l’OCSE ha bacchettato l’Italia per l’assenza di pensioni sociali, che contribuirebbero a diminuire il rischio di povertà per gli anziani.

Mercato del lavoro. C’è una netta disparità tra senior con contratti a tempo indeterminato e ben pagati e giovani precari malpagati e facilmente licenziabili a scadenza del contratto. A questo proposito, l’Ufficio internazionale del lavoro (Ilo) ha recentemente definito il mercato del lavoro italiano come duale e in transizione. Inoltre, gli Italiani percepiscono mediamente salari inferiori: 28.900 euro (38.100 dollari), contro una media OCSE di 42.700 dollari.

Invecchiamento della popolazione. È evidente, dati alla mano, il problema demografico nel nostro Paese, come già descritto nel nostro recente post sui cambiamenti dell’Italia dal 1975 ad oggi. Quello che è meno scontato sono le conseguenze politiche dell’invecchiamento della popolazione: l’economia politica ci insegna che nelle campagne elettorali i candidati sono più interessati ad accaparrarsi i voti delle “pantere grigie” rispetto a quelli dei giovani, in quanto i primi rappresentano un serbatoio di voti di maggiore entità.

Mancanza di meccanismi di risparmio forzoso. L’iscrizione ai fondi pensione non è obbligatoria e, nonostante gli incentivi per aderirvi, questri strumenti previdenziali stentano a decollare in Italia, come afferma anche l’Ocse.

Tutti questi fattori messi insieme rischiano di rendere i giovani di oggi gli anziani indigenti del futuro.

A  meno che…

… a meno che non pensino prima a come scongiurare questo rischio, giocando d’anticipo.

All’interno del sito Advise Only trovate tante idee di investimento, anche per il lunghissimo periodo. Se avete 30 o 40 anni oggi, potete (anzi: dovete!) cominciare a costruirvi una pensione per il futuro. Vi consigliamo in particolare:

  • Ob. Pensione PAC: un piano di accumulo del capitale con versamenti a partire da 600 euro (annuali, trimestrali o semestrali), a seconda di quanto vi permette il vostro reddito;
  • Long Run Equity: sempre con investimento in PAC, per cui bastano versamenti inferiori – anche soli 100 euro – che ben si adattano anche agli stipendi più bassi.

Se poi salvate il vostro portafoglio nel sito, potrete anche monitorare il rischio e rendimento (gratuitamente, naturalmente)!

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
  • Ci manca solo che diventi obbligatorio cacciare altri soldi anche dentro ai fondi pensione. Con tutte le tasse e i balzelli vari che ci sono ci manca proprio solo questo!

    In breve quali sono gli incentivi fiscali dell’investire in fondi pensione?

    • Cambiano di anno in anno…prima era fino a 1200€ da portare in detrazione. Bisogna trovare altre soluzioni purtroppo.

      • Ah ecco mi sembrava, ahahahahah.
        Tipicità Italiana, adesso magari ti dicono che un giorno quando preleverai dal fondo avrai un sacco di detrazioni, poi da qui al giorno che si va in pensione il tuo fondo pensione passerà attraverso 1000 manovre politiche di coperture varie per foraggiare inutile spesa pubblica e ti divorano tutto a suon di tasse e balzelli.

        Ricordate in Italia per la propria pensione esiste solo una regola: “prendi i soldi e scappa!”

        • Eh gia’…per esempio sulle polize vita prima la detrazione era di 5000€, ora di circa 600.
          Devo approfondire la questione, ma mi sembra che se non porti in detrazione i premi del tuo fondo pensionistico, questi poi non siano tassabili all’erogazione, pero’ bisogna chiedere ogni anno al proprio fondo di comunicare questa indetraibilità “per scelta” al fisco. Qualcuno Approfondisca!!

    • Ciao Emilio,
      La pensione pagata dall’Inps sarà tutt’altro che generosa, come vedi dalle simulazioni effettuate. Per questo ti consigliamo la previdenza complementare.

      I fondi pensione godono di alcuni incentivi fiscali sia in fase di contribuzione che di prestazione.

      Ecco un
      riassunto dei loro vantaggi fiscali del Mefop (società costituita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione):
      http://futuro.mefop.it/346/perche-convieness/13172/

      Qui trovi invece uno strumento che ti permette di calcolare i vantaggi fiscali del tuo versamento:
      http://futuro.mefop.it/347/strumenti-per-i-lavoratori/

      Ad ogni modo, noi ti consigliamo di investire in uno dei portafogli proposti nel post, possibilmente attraverso una banca online così paghi commissioni ancora più
      basse. Se vuoi approfondire i nostri portafogli obiettivo pensione, leggi qui: http://bit.ly/1gl41Gu

      • ….si puo’ anche aderire ai FPA che hanno costi molto inferiori rispetto FPI, basta andare sul sito dellla Covip, dove sono elencati tutti i costi e performance!!!

        • Bello il COVIP cos’è l’ennesimo utilissimo carozzone Italico?!

          Hanno una guida ai fondi pensione aggiornatissima.
          La trovate qui: http://www.covip.it/?cat=155

          È così aggiornata che parla ancora di tassazione al 12,5% sui capital gain da rendite finanziarie. 🙂

  • Considerando che prima lo schema pensionistico era un gigantesco Schema Ponzi, l’assegno pensionistico calcolato, su che stipendio e’ calcolato? (30.000 annui lordi?)

  • Ciao Massimo,

    Grazie per la tua domanda, che mi permette di approfondire maggiormente lo studio di Boeri e Galasso. I due economisti considerano una carriera discontinua di questo tipo:
    – contratto a termine dai 25 ai 35 anni, pagato a uno stipendio relativamente costante di €800 (a prezzi del 2001);
    – contratto a tempo indeterminato a 35 anni, con una retribuzione che si alza fino ad arrivare a 1300 euro al termine della vita lavorativa.
    Trovi maggiori dettagli nel loro studio, a p. 193: https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/12212/NonAsciiFileName0.pdf?sequence=1

    • Lo studio l’ho scaricato…ma quando ho visto la portata ho preferito chiedere, scusa la pigrizia e grazie dei riferimenti! 😉

  • Abbiammo vissuto (o meglio i nostri genitori hanno vissuto) un periodo di circa 40anni in cui lo stato pensava a tutto : la pensione era generosa, lo stipendio inseguiva l’inflazione, i risparmi li rivalutava lo stato (con i BOT), la sanità era per tutti e senza tagli…..
    E’ tutto finito.
    Ce lo stanno dicendo sottovoce per paura del brusco risveglio……chi prima si sveglia prima capisce e prima si attrezza ….
    Ma c’è un problema.
    Da diversi anni il popolo italiano risulta tra i meno “scolarizzati” del panorama OCSE e nel contempo (sempre in ambito OCSE) siamo uno dei pochi paesi che hanno il più terrificante conflitto di interessi tra banche, SGR e stato.
    Risultato: pensare alla propia vecchiaia si riduce in sostanza a fare una attenta pianificazione finanziaria. Ma siamo mediamente ignoranti. Quindi mediamente non la sappiamo fare. Chi ce lo insegna? Per giunta , quelli a cui dovremmo affidare i nostri soldi sono tra i meno efficienti in tutto il panorama OCSE……

    un bel rompicapo…..
    da dove cominciamo? 🙂

    • Semplice da AdviseOnly 🙂

    • Concordo con Jacopo: Advise Only è nata esattamente per cominciare a rispondere al tuo rompicapo. In modo semplice e gratuito!

  • Attenzione il sindacato vi ascolta: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-11-28/bonanni-cisl-fondi-pensione-obbligatori-se-si-vuole-andare-incontro-giovani-165825.shtml

    Il buon Bonanni non vedrà l’ora di mangiarci sopra qualcosa anche lui!

    E dopo l’IMU, IUC, TARES, TRISE, TASI, IRPEF, IRAP, ADD. REG. ADD. COM. INPS arriverà anche, udite udite, l’enensimo balzello, l’obbligo di pagare la pensione integrativa versano su un fondo pensione che sarà gestito magari da Banca MPS e qualche amico di politici.

  • sono tutte balle, il sistema pensionistico non funziona perchè i contributi andrebbero concepiti esattamente come dei fondi di accumulo personali. Invece nel giro che i soldi fanno (versa il giovane prende paga il vecchio i soldi vengono sperperati). Il sistema non funziona perchè non c’è equità nè etica nè buon senso nella distribuzione del denaro

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