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Volkswagen, i guai non finiscono mai. Ecco l’ultima puntata

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La tempesta che ha colpito la casa automobilistica tedesca, Volkswagen (VW), sembra non avere fine.

Secondo il Sunday Telegraph, Quinn Emanuel, un famoso studio legale per cause di risarcimento nei confronti di grandi società (Google, Sony e Fifa) è stato contatto dal fondo Bentham (specializzato nel finanziamento di grandi cause legali), per preparare un’azione legale a favore degli azionisti di Volkswagen.

La causa potrebbe ammontare a 40 miliardi di euro e coinvolgere fondi sovrani del Qatar e della Norvegia.

La prima tranche di azioni legali, secondo lo studio legale,  dovrebbe partire entro febbraio.

E mentre il caso Volkswagen continua a riempire le principali pagine dei quotidiani, due Nobel per l’economia, George Akerlof e Robert Shiller, hanno pubblicato il nuovo, e atteso libro “Phishing for Phools: The Economics of Manipulation and Deception” , tradotto un po’ liberamente “A caccia di sprovveduti: l’economia della manipolazione e dell’inganno”.

La pubblicazione del libro coincide con l’esplosione dello scandalo Volkswagen: tempismo perfetto!

In realtà i casi d’inganno, anche se su diversa scala sono molteplici. Il caso Wolkswagen non è l’unico nel suo genere: nel 1998 Honda e Ford sono incorsi in multe salate per aver aggirato i sistemi di controllo sulle emissioni. La stessa Wolkswagen negli anni ’70 fu accusata di comportamenti simili e dovette pagare 120.000 dollari.

In tempi più recenti, come è emerso in seguito allo scoppio della Grande Crisi del 2008, diverse normative, in maniera occulta o pubblica, non sono state rispettate: dal settore bancario (si pensi alla manipolazione del Libor sul mercato di Londra) a quello della cosiddetta “economia della condivisione”.

Tuttavia, il VWgate è apparso ai più molto sorprendente sia per la fama goduta dalla casa automobilistica a livello mondiale sia perché la scrupolosa osservanza teutonica delle leggi da parte alemanna in realtà nascondeva segreti inconfessabili.

Secondo Wolfgang Münchau lo scandalo VW adesso rischia di scardinare il modello economico tedesco per la sua eccessiva dipendenza dall’industria dell’auto e dalla tecnologia diesel.

L’evento Volkswagen in realtà non sarà apparso così inimmaginabile all’interno del settore automotive. Gli addetti ai lavori sono infatti a conoscenza di come gran parte delle aziende che operano nel nostro continente presentano ufficialmente dati sui  livelli d’inquinamento quantomeno dubbi.

Secondo il Financial Times sarebbero almeno 28 i modelli a motorizzazione diesel di BMW, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mecedez-Benz sotto controllo dell’Epa, l’agenzia statunitense incaricata dei controlli ambientali.

L’indagine ha lo scopo di verificare se la falsificazione dei test sulle emissioni inquinanti sia circoscritto alla sola impresa tedesca dell’auto, oppure sia diffusa ad altre case automobilistiche. Stando alle dichiarazioni VW sarebbero 11 milioni le autovetture altamente inquinanti, prodotte dalla casa automobilistica tedesca in circolazione in tutto il mondo.

Secondo l’ente indipendente Transport & Environment “lo scandalo dei diesel Volkswagen è solo la punta dell’iceberg di un sistema in cui mentire è la regola”.

In base ai dati raccolti dall’ente, la discrepanza tra emissioni reali e quelle dichiarate (che secondo l’International Council of Clean Trasportation, negli ultimi anni sarebbe in media del 38%) rischia di crescere oltre il 50%.

Deboli sono stati finora i tentativi di Bruxelles di controllare la questione. L’inasprimento delle norme antinquinamento (Euro 3,4 e 5) non è riuscita a contenere la discrepanza tra emissioni reali e dichiarate, cresciuta notevolmente negli ultimi 13 anni.

In conclusione, volendo collegare le riflessioni contenute nel libro di Akerlof e Shiller al caso recente della Volkswagen possiamo dire che: l’inganno è endemico al mercato.

Allo stesso tempo il caso Volkswagen è sufficiente per escludere che la regolazione sia per sé la soluzione.

Con questo non voglio dire che la regolazione vada abbandonata, ma semplicemente riconoscere che può fallire. Solo in questo modo si potrà disegnarla in maniera efficiente.

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

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