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HomeECONOMIA E MERCATIGRAFICO DELLA SETTIMANAGrafico della settimana: effetto Trade war e Brexit, chi ne pagherà le conseguenze?

Grafico della settimana: effetto Trade war e Brexit, chi ne pagherà le conseguenze?

Brexit e Trade War: quali sono i paesi più a rischio?

Il libero commercio, per il quale negli ultimi decenni si è tanto combattuto, sta vivendo ora un momento di grande instabilità. Come già ampiamente discusso, a minarne le basi troviamo i recenti focolari protezionistici insorti più o meno in tutto il mondo.

Dapprima la Brexit, a seguire da un lato i botta e risposta a suon di dazi con la Cina e dall’altro l’imposizione di tariffe sulle auto “made in EU” da parte del focoso presidente USA Donald Trump.

Chi paga le conseguenze di questa incertezza? La macchina economica mondiale chiaramente, come segnalato dai dati macroeconomici degli ultimi mesi. Secondo una stima di Bloomberg  la parte del commercio mondiale direttamente coinvolta da questa ondata di protezionismo ha un valore di quasi 2 mila miliardi di dollari USA , equivalente al 2,3% del PIL mondiale.

 

GDS: effetto Trade War e Brexit | amCharts

 

Per la Brexit è lo 0,9% del PIL mondiale a essere principalmente interessato. In termini di paesi, il Regno Unito è (ovviamente) il più colpito, seguito da Irlanda, Norvegia e dall’Eurozona. Da segnalare Malta che, essendo fortemente legata al Regno Unito in termini di servizi e turismo, potrebbe maggiormente risentire di un esito negativo alla (nuova) prossima scadenza dei negoziati del 31 ottobre.

La Trade war tra Stati Uniti e Cina sembra essersi instradata sulla via della risoluzione, ma è bene ricordare che, ad oggi, dazi e tariffe sono stati comunque introdotti da ambo le parti, intaccando circa l’1% del PIL mondiale. Tra le due superpotenze, la Cina è quella che risulta maggiormente penalizzata, dato che il 3,9% del PIL dipende dagli scambi con Washington, contro l’1,3% americano.

Le tariffe sul mercato automobilistico invece riguardano circa lo 0,4% del PIL mondiale e coinvolgono per lo più i paesi produttori ed esportatori: Messico, Corea del Sud, Germania e Canada. Insomma, in questo scenario nessuno è esente dalle ripercussioni che questo tipo di politica protezionistica può causare, per di più in un contesto di incertezza come quello attuale (come segnalato recentemente dal FMI), con le elezioni europee alle porte.

 


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