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HomeUncategorized“Vi racconto i veri problemi dell’Italia”. Intervista-bomba a Michele Boldrin

“Vi racconto i veri problemi dell’Italia”. Intervista-bomba a Michele Boldrin

Il vapore è il primo esempio di Dio che si sottomette all’uomo

Così la pensava James Watt, il matematico e ingegnere scozzese che inventò la macchina a vapore nel 1768. Watt non si fece scrupoli a “sottomettere” a sua volta la concorrenza, tutelando la sua invenzione e bloccando lo sviluppo tecnologico fino al 1800, anno di scadenza del suo brevetto.

Se ne è parlato lunedì 19 gennaio 2015 all’evento “James Watt e la maledizione dei brevetti: dal vapore all’economia digitale”, organizzato da AcomeA Sgr (società presente e attiva su AdviseOnly), insieme alla società di consulenza culturale e formazione Trivioquadrivio e al Teatro Franco Parenti.

Prendendo le mosse dalla storia di Watt, narrata dall’attore Gigio Alberti, gli economisti Michele Boldrin e Alessandro Nuvolari hanno tratto qualche lezione valida per il presente, discutendo il legame tra brevetti e innovazione.

L’incontro fa parte del ciclo di eventi “La verità, vi prego, sul denaro. Atto secondo”, che si chiuderà lunedì 16 febbraio 2015 con l’incontro “I conti di famiglia: la verità su ricchezza e povertà”, con l’attrice Laura Curino e l’economista Giovanni Vecchi.

Vi siete persi l’incontro su James Watt? Nessun problema: registratevi al sito di AcomeA Sgr per ripercorrere i momenti salienti della serata!

L’intervento più intrigante della serata è stato a nostro avviso quello di Michele Boldrin, che ha profetizzato: “Arriverà il giorno in cui smetteremo di essere ricevitori di royalty dei paesi in via di sviluppo e saremo noi a pagarle a loro. Sono certo che quel giorno il mondo occidentale capirà la convenienza del libero commercio, anche delle idee, e abolirà i brevetti”.

A margine dell’evento, AdviseOnly ha intervistato l’economista, cui ha chiesto di approfondire la sua posizione sui brevetti, sulla bassa innovazione italiana e sulle invenzioni di maggior portata del XXI secolo.

Michele Boldrin insegna Economia alla Washington University di St Louis. E’ anche fellow della Econometric Society, della Society for Economic Dynamics e della Society for Economic Measurement, ricercatore al Centre for Economic and Policy Research (CEPR) di Londra e direttore accademico della Fondazione di Studi di Economia Applicata (FEDEA) di Madrid. È tra i fondatori del blog noiseFromAmerika ed è commentatore del “Fatto Quotidiano” .

adviseonly intervista michele boldrin

Intervista a Michele Boldrin

All’evento di AcomeA e nel libro che ha scritto con l’economista americano David K. Levine “Abolire la proprietà intellettuale” (Laterza, 2012), ha sostenuto che è ora di abolire i brevetti. Perché?

Partiamo da una premessa: i brevetti sono un “diritto di monopolio” concesso dallo Stato a dei privati, i quali ottengono un “privilegio” sull’utilizzo di certe idee.

Da un lato, si potrebbe dire che il brevetto è un bene perché protegge l’industria e favorisce l’innovazione. Tuttavia la teoria economica e l’evidenza storica dicono che i brevetti non favoriscono né lo sviluppo economico, né l’innovazione, anzi: tendono a ritardarli, quando non fanno di peggio. Quel che è certo, è che non li favoriscono. Per questo bisogna pensare all’abolizione dei diritti di proprietà intellettuale e dei brevetti in particolare.

I brevetti funzionano come le tariffe commerciali, le barriere doganali e in generale gli impedimenti al libero commercio. Essi favoriscono chi, in un certo paese, ha l’esclusività della produzione e della distribuzione di certi beni ma, in generale, aumentano i prezzi, riducono l’efficienza e complessivamente finiscono per danneggiare il consumatore e i lavoratori stessi.

L’Italia non brilla per innovazione. E’ solo colpa dei brevetti?

(Boldrin sorride, ndr) Nel caso italiano andiamo ben al di là dei brevetti. Il problema dell’Italia è sistemico e dura da svariati decenni.

In senso metaforico, però, abbiamo un problema di brevetti: sì, lasciatemi usare questo paradosso. L’Italia è il Paese dei monopoli generalizzati, dei divieti generalizzati, dei piccoli privilegi generalizzati, dell’esclusione della concorrenza e del rifiuto universalizzato della meritocrazia. In particolare quest’ultima implica non solo che qualcuno vinca, ma anche che altri perdano e debbano ricominciare e provare a fare meglio. In altri termini: il problema dell’Italia è il “brevetto generalizzato”, nel senso del privilegio assurdo e diffuso, che esclude l’altro. Così come in società molto più libere di quella italiana, i brevetti tendono ad atrofizzare interi settori industriali e a rendere il loro sviluppo più lento, l’Italia è un Paese atrofizzato perché ha portato il concetto di brevetto e l’ha generalizzato.

Può farci qualche esempio di questi “brevetti generalizzati”?

Pensate agli ordini professionali, a come funzionano le scuole e le università, al sistema bancario italiano – un mercato oligopolistico controllato da politici – e in generale all’intero sistema pubblico italiano, che certo non premia competenza e merito.

Siccome poi lo Stato controlla i 2/3 dell’economia nazionale, la maggior parte della nostra economia vive in situazioni di monopolio.

Vi faccio un esempio: il sistema giudiziario italiano. È un’enorme palla al piede del sistema economico. Si basa su una totale assenza di qualsiasi forma di premio al merito: giudici e magistrati possono fare quello che vogliono, senza ricevere né premi al merito, né punizioni o reprimende se si comportano male. Questi privilegi di tipo monopolistico generano la bassa produttività che osserviamo nel nostro Paese. Ecco, mi avete fatto venire un’idea: l’Italia è caratterizzata da un concetto di brevetto generalizzato.

A proposito di idee, quale pensa sia stata la più grande innovazione che ha cambiato l’economia nel XXI secolo?

Credo che la distribuzione e la manipolazione dell’informazione tramite le tecnologie digitali sia la più grande rivoluzione che sta avvenendo. Pur avendo usato il computer e internet per tutta la vita, io stesso non pensavo potessero avere queste enormi implicazioni. Gli smartphone, i tablet e le migliaia di app utili che già esistono e che e stiamo sviluppando sono la grande innovazione collettiva di oggi. Facebook è molto divertente, ma non so se cambia il mondo tanto quanto certe app che ti misurano la pressione del sangue.

Un’altra delle innovazioni che sta prendendo piede sono i social network. Come stanno cambiando a suo avviso la divulgazione economica?

Uno dei grandi costi dei social network è che, nella misura in cui permettono a ognuno di dire la propria, rendono il processo di verifica della meritocrazia molto più lento.

Vi faccio un esempio brutale: in Italia negli ultimi 2-3 anni ho visto che nei social network c’è un continuo esplodere di esperti di economia, che nella maggioranza dei casi sono dei ciarlatani. I social network operano come la livella che descriveva Totò, perchè costringono i veri esperti a misurarsi coi ciarlatani.

Il dibattito sull’uscita dall’euro è una buona dimostrazione di quello che dico. Finché qualcuno non uscirà dall’euro e non creerà un disastro che distruggerà il suo Paese, si sarà sempre costretti a confrontarsi con degli autoproclamatisi esperti che dichiareranno che bisogna uscire dall’euro.

Ma credo che questo lato oscuro dei social network sia più che compensato dal fatto che abbiamo molto più accesso di prima a informazioni, cultura e idee di qualità. Ci sono parecchi siti che fanno divulgazione finanziaria, per esempio. Ma bisogna imparare a distinguere i ciarlatani della finanza dalle persone serie.

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

Ultimi commenti
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    Michele Boldrin non è più coordinatore di Fare per Fermare il Declino.

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    Ancora con questo Boldrin? Francamente mi pare uno che di debito pubblico, sostenibilità del debito, relazione cambio-partite correnti in regimi di cambi fissi e storia economica europea non capisce una fava.

    Però è bravissimo a sparare letame sul proprio paese…ma perché non rimane in America anzichè sparlare e basta senza proporre MAI nulla di costruttivo? Era contro l’euro, ora è a favore. Ebbasta!

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