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Investire nel Giappone di Shinzo Abe

Quando tra qualche anno ripenseremo a questi giorni, ci ricorderemo non solo del Quantitative Easing e del Tapering, ma anche dell’Abenomics: acronimo con cui si indica la politica economica del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe.

Dopo 5 anni di politica economica espansiva di Tokyo, il giudizio degli economisti è contrastato: se da un lato la disoccupazione è diminuita e il PIL dà segnali di crescita positivi, dall’altro lato l’inflazione non dà segni di vita nonostante le ingenti misure di stimolo monetario e fiscale.

La politica di Abe e la situazione attuale

Quando nel 2012 Shinzo Abe scese in campo, promise di concentrarsi sul lavoro e sull’economia, ma non solo; facendo leva sul suo capitale politico è intervenuto con decisione anche sulla costituzione. Infatti, sfruttando il frizzante clima geopolitico che ha caratterizzato gli ultimi anni, ha completato il processo di evoluzione costituzionale dell’esercito giapponese: prima dell’intervento di Abe l’esercito nipponico poteva solamente assumere funzioni di autodifesa, così come imposto dai trattati successivi alla seconda guerra mondiale.

Quello verso la normalizzazione delle funzioni dell’esercito può sembrare un processo marginale o poco importante agli occhi dell’ osservatore occidentale, ma per il Giappone ha invece una portata storica, testimonianza diretta dell’influenza politica di Shinzo Abe.

L’aggressività della politica estera e i dubbi sulla politica economica hanno costretto Abe a “rimpastare” il Governo più volte: l’ultimo riassetto risale allo scorso agosto, quando sono stati nominati 14 nuovi membri del Governo, dei 19 di cui era composto. I continui cambiamenti e i recenti episodi di corruzione, hanno indebolito il consenso di Abe, tanto da spingerlo alla convocazione di elezioni anticipate per il prossimo 22 ottobre, in un tentativo di riconsolidare il peso politico dei Liberali Democratici e del suo governo.

Cosa pensano i mercati dell’operato di Abe?

Dal punto di vista dei mercati, l’Abenomics ha avuto un forte impatto sulle scelte di portafoglio. Inoltre, la decisione di indire nuove elezioni non ha intaccato il buon momentum del mercato azionario, tanto che negli ultimi giorni l’indice Nikkei 225 è salito ai massimi dal 1996.
 

 
In questa fase, oltre alle valutazioni relative che si rivelano interessanti, il mercato azionario giapponese può contare su almeno tre punti di forza:

  1. Nonostante la crescita del PIL nominale non sia stellare, i margini di profitto aziendali sono in continuo miglioramento.
  2. In Giappone le aziende hanno storicamente avuto una governance poco trasparente e refrattaria a membri del consiglio esteri, penalizzandone la redditività. Il cambio di governance, favorito dalle riforme strutturali previste dall’Abenomics, ha accelerato il processo di ristrutturazione aziendale che ha migliorato la redditività complessiva. E ci sono ancora ampi margini di miglioramento.
  3. Le aziende giapponesi hanno la caratteristica di avere un’ingente disponibilità di cassa. Da un lato l’eccesso di cassa è visto come uno spreco di risorse, dall’altro può servire per remunerare gli azionisti tramite l’erogazione di dividendi o con operazioni di buy-back. Una scelta alternativa è quella di diversificare il portafoglio aziendale con operazioni di fusione e acquisizione (M&A). Ed è quello che sembra stiano facendo le aziende giapponesi: secondo quanto riportato dal quotidiano Nikkei, nel corso del primo semestre 2017 le transazioni in M&A hanno raggiunto quota 32,9 miliardi di dollari, ben +96% rispetto all’anno scorso.

 

L’offerta UBS

Come abbiamo visto il Giappone può essere un’ottima opportunità per diversificare il proprio portafoglio. Su questo tema d’investimento noi di UBS offriamo due soluzioni:

[accordion title=”UBS ETF (LU) MSCI Japan UCITS ETF (JPY) A-dis”] ISIN: LU0136240974

L’ETF investe in titoli large e mid cap giapponesi compresi nell’MSCI Japan Index. L’obiettivo d’investimento è replicare la performance di prezzo e i rendimenti dell’MSCI Japan Index (al lordo delle commissioni) che misura la performance del mercato azionario giapponese ed è composto da circa 300 titoli corrispondenti a circa l’85% del mercato.
[/accordion] [accordion title=”UBS ETF (LU) MSCI Japan Socially Responsible UCITS ETF (JPY) A-dis”] ISIN: LU1230561679

L’ETF investe in titoli large e mid cap giapponesi compresi nell’MSCI Japan Socially Responsible Index. L’obiettivo d’investimento è replicare l’andamento del prezzo e la performance di rendimento dell’MSCI Japan Socially Responsible Index (al netto delle commissioni).
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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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