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Le commodities tornano a crescere grazie al petrolio

Il mercato torna a rivalutare le commodities, grazie anche alla spinta del petrolio e alla solida crescita economica della Cina. Ecco come investire nelle materie prime con i nostri ETF.


Se nel 2016 le materie prime si sono contese il premio come migliore asset class insieme al segmento delle obbligazioni societarie High Yield, questa prima metà del 2017 ha deluso le attese. Da inizio anno l’indice Bloomberg Commodities Index perde il 5,11%, dopo aver guadagnato oltre il 15% l’anno precedente.

Nel primo semestre del 2017 gli ETF sulle commodities hanno subito in modo particolare la debolezza delle materie prime legate all’energia e del petrolio in particolare che, dopo aver oscillato intorno ai 54 dollari al barile per i primi due mesi, attualmente viene scambiato a circa 52 dollari.

La risposta attuale del mercato

Secondo i nostri analisti, dopo qualche mese di relativa calma, si incominciano a vedere flussi in entrata sui nostri prodotti in campo commodities, segno che il mercato sta rivalutando l’intera asset class. Tale rinnovato interesse trova giustificazione in due macrotrend:

  1. la Cina fa sempre meno paura;
  2. la domanda globale di petrolio è robusta e potrebbe stimolare i prezzi;

Partiamo dalla Cina. Come ogni hanno la Cina è una delle grandi preoccupazioni degli investitori per via dell’incertezza circa la capacità del dragone asiatico di riequilibrare il proprio modello economico senza compromettere la crescita economica. Fino ad ora gli analisti si sono dovuti ricredere, in particolare, il tasso di crescita del +6,9% per il secondo trimestre ha sorpreso un po’ tutti: i consumi tengono, l’export sta accelerando e la produzione industriale è solida. Anche i dati sulle aspettative dei direttori d’impresa (PMI) sono positivi e qualora l’economia dovesse accelerare, come i dati economici suggeriscono, le materie prime dovrebbero beneficiarne nel loro insieme.

Passiamo al petrolio. I nostri analisti Oil, per il secondo semestre, si aspettano un’inversione di tendenza ed hanno recentemente confermato un prezzo di riferimento per fine anno intorno ai 60 dollari al barile. Dal nostro punto di vista sono quattro i fattori che dovrebbero sostenere il prezzo del petrolio:

  • la domanda aggregata di petrolio è solida e il peggio sembra passato – infatti, dopo aver toccato nel primo trimestre il punto minimo degli ultimi tre anni (1 milione di barili al giorno), nel secondo trimestre del 2017 dovrebbe rimbalzare verso 1,5 milioni di barili al giorno;
  • dal lato dell’offerta, la produzione americana è cresciuta, anche se meno delle aspettative degli analisti (è rimasta costante tra febbraio e aprile) e, riguardo l’OPEC, le aspettative sono per il mantenimento delle politiche di contenimento della produzione fino a marzo 2018;
  • a queste condizioni l’eccesso di offerta che ha caratterizzato il mercato del petrolio dovrebbe pian piano ridimensionarsi;
  • dal nostro punto di vista il mercato non sta prezzando appieno il rischio geopolitico, che va invece monitorato attentamente. Infatti, la rottura dei legami da parte dell’Arabia Saudita con il Qatar, accusato di sostenere il terrorismo, non è un evento da poco, ma appare ancora sottovalutato. Eppure l’effetto nell’immediato è stato un aumento del prezzo al barile dell’1,24% (50,57 dollari al barile) alla notizia dell’emarginazione di Doha.

Tuttavia, la nostra visione di mercato potrebbe essere ridimensionata: se l’OPEC decidesse di rompere gli accordi sul congelamento della produzione del petrolio, le pressioni speculative potrebbero far crollare i prezzi in area 30-35 dollari il barile. Ma è, al momento, un’eventualità dalla probabilità modesta (20-30%, secondo noi).
Il graduale recupero del petrolio e la crescita robusta cinese sono i due fattori principali che potrebbero sostenere le materie prime nella seconda metà dell’anno. Noi di UBS abbiamo due ETF che possono fare al caso vostro:
[accordion title=” UBS ETF (IE) CMCI Composite SF UCITS ETF (hedged to EUR) A-acc”] ISIN: IE00B58HMN42

L’obiettivo d’investimento è replicare la performance dell’UBS Bloomberg CMCI Composite Total Return.

L’UBS Bloomberg Constant Maturity Commodity Index si estende ai contratti futures di breve termine e e diversifica gli investimenti attraverso la curva di maturità. In questo modo, fornisce un’esposizione più continua alla classe di attività ed evita l’attività speculativa che può circondare i rolling mensili degli indici tradizionali, ma può anche minimizzare l’esposizione al rendimento del roll negativo.
[/accordion] [accordion title=”UBS ETF (IE) Bloomberg Commodity CMCI SF UCITS ETF (hedged to EUR) A-
acc”] ISIN: IE00BYYLVJ24

L’obiettivo d’investimento è replicare la performance dell’UBS Bloomberg BCOM Constant Maturity Commodity Index hedged to EUR (Total Return).

L’UBS Bloomberg BCOM Constant Maturity Commodity Index hedged to EUR offre una maggiore esposizione all’investimento di materie prime applicando il meccanismo di rolling a scadenza giornaliera e il principio di diversificazione ai suoi componenti sottostanti.
[/accordion]


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UBS ETF ha un lungo track record nella gestione di soluzioni indicizzate per i propri clienti. Nel 2001 UBS ha lanciato il primo ETF. Oggi UBS ETF propone un’ampia gamma di ETF su indici azionari, obbligazionari e alternativi quotati sulle principali Borse europee. Presente dal 2013 in Italia con un team dedicato di 3 persone, in Europa UBS ETF gestisce patrimoni per circa 38 miliardi di Euro e rappresenta il quinto operatore nel mercato degli ETF (Fonte: ETFGI al 31 dicembre 2018) con 92 prodotti quotati presso Borsa Italiana. UBS ETF fa parte di UBS Asset Management che è una delle principali società di gestione a livello mondiale, con un patrimonio in gestione di 682 miliardi di euro (al 31 dicembre 2018), di cui oltre 260 miliardi di euro in gestioni passive. Per maggiori informazioni www.ubs.com/etf.

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