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#ABCFinanza: che cos’è e come funziona il Recovery Fund europeo

Cosa prevedere il nuovo Recovery fund europeo e come piò aiutare il Vecchio Continente

Il Recovery Fund, in italiano “fondo europeo per la ripresa”, comincia a prendere forma. Ne abbiamo sentito parlare durante il dibattito europeo su quali strumenti impiegare per aiutare i paesi dell’UE maggiormente colpiti dalla pandemia1. In soldoni, si tratta di un fondo da cui i vari paesi membri potranno attingere per rilanciare le proprie economie disastrate. Verrà finanziato con denaro raccolto sui mercati: significa che gli investitori presteranno i loro soldi all’Unione Europea a scadenze prestabilite in cambio del pagamento di un tasso d’interesse (un po’ come succede quando l’Italia emette i suoi Bot o Btp).

 

Una storia ancora tutta da scrivere

La discussione in sede europea è ancora in atto. Di fatto c’è solo la cornice, ma la tela al suo interno è ancora tutta da dipingere: al momento, infatti, non si sa ancora quanti soldi verranno messi a disposizione degli Stati (anche se si parla, indicativamente, di una cifra tra i 1.000 e i 1.500 miliardi di euro). Né quali saranno le modalità di accesso a queste risorse. In particolare, non si sa se saranno elargite come aiuti a fondo perduto, oppure sotto forma di prestiti (quindi denaro da restituire, seppur a condizioni vantaggiose).

Gli unici punti fermi sono che il Consiglio dell’Unione europea – la riunione dei 27 capi di stato e di governo dei paesi membri – ha dato il suo benestare alla costruzione del nuovo strumento. E che la Commissione europea, l’organo di governo dell’Unione, ha quindi ricevuto mandato di presentare entro il 6 maggio una proposta di funzionamento del Recovery Fund. Da qui si aprirà un’ulteriore finestra di confronto, per arrivare – sperano i più ottimisti – a vedere il fondo operativo entro il primo di gennaio del 2021.

 

 

Chi ha bisogno del “fondo per la ripresa”?

Questo nuovo strumento è stato ritenuto necessario per aiutare tutti i Paesi europei a uscire dalla crisi economica indotta dal Covid-19. E, in modo particolare, per assicurare la tenuta finanziaria dei membri più fragili e indebitati, come Spagna e Italia. Grandi economie che se lasciate alla deriva potrebbero trascinare il Continente verso una crisi ancora più grave. E che dovranno giocoforza ricorrere a maggiori spese, a fronte di minori entrate dalle tasse per il calo dell’attività economica. Questo si traduce in una maggiore difficoltà a farsi prestare il denaro necessario sui mercati e a una maggiore spesa per interessi.

Ben diverso però è il discorso se a chiedere in prestito il denaro è l’Unione Europea unita, la quale rappresenta un debitore molto più solido di quanto possa ambire a essere un solo Stato. Tradotto: può indebitarsi a un costo molto inferiore.

 

Non solo Recovery Fund

Se il Recovery Fund potrebbe avere tempi di gestazione anche lunghi (e non è un bene, perché la crisi sta già cominciando a mordere), il Consiglio europeo ha completato un pacchetto di proposte con altre iniziative che invece saranno pronte in tempi più brevi. A partire da una modifica del MES, il meccanismo europeo di stabilità. Questo è il vecchio fondo salva-stati, che già si è visto all’opera nella famosa crisi greca: uno strumento che assicura il sostegno finanziario attraverso prestiti che tuttavia devono essere restituiti e che presentano delle condizioni (la Grecia attuò riforme e tagli di spesa pubblica, talvolta anche dolorosi). Il nuovo MES, invece, permette di ottenere prestiti ai singoli Paesi fino al 2% del loro prodotto interno lordo. E lo fa senza condizioni, a patto che i fondi siano utilizzati per le spese sanitarie (per intenderci, l’Italia potrebbe richiedere fino a 35 miliardi di euro).

Il Consiglio europeo ha dato l’ok anche per l’istituzione del fondo Sure, uno strumento dalla dotazione di 100 miliardi di euro che serve a sostenere la cassa integrazione dei Paesi membri e altre misure di contrasto alla disoccupazione. Scenderà in campo anche la Banca europea per gli investimenti. Questa è un’istituzione di proprietà della UE e serve a fornire i fondi necessari a realizzarne i progetti. Nell’alveo di questa crisi, verrà ricapitalizzata per arrivare ad attivare fino a 200 miliardi di euro di prestiti per le imprese europee.

 



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Ultimi commenti
  • Massimo Vicari

    Ciao, fatemi capire una cosa…il Mes ha in dotazione dei fondi che sono già stati raccolti nel tempo, quindi il suo utilizzo non crea nuovo debito (a livello europeo, a livello italiano non so come verrebbe contanto, probabilmente fuori bilancio), mentre recovery funds e SURE si basano su nuovo debito, probabilmente sottoscritto da investitori istituzionali, dati gli importi elevati e i tempi stretti. Ma le banche stanno finanziando le imprese con prestiti a nome del governo, le imprese stanno anticipando la CIG (anche negli altri paesi?) al posto dell’INPS…insomma, adesso, i soldi da investire, chi li ha?

    Sarebbe una idea stupida convertire i nostri BTP (o equivalenti) in zero coupon (o stripparli) per evitarci la rottura degli interessi? Tanto non è che romai siano in mano ai bot people, anzi…certo aumenta un poco la duration ma credo si possa riequilibrare.

    Segnalo un piccolo refuso nel titolo del paragrafo “Una storia ancora tutta sa scrivere”.

    Thanks 🙂

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