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#ABCFinanza: che cos’è il Quantitative Easing?

Ok, ci siamo. Nell’anno 2019, mese di settembre, giorno 12, Il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso – com’era nelle attese – di tagliare i tassi sui depositi di 10 punti base a -0,50% e di rilanciare il Quantitative Easing con acquisti per 20 miliardi di euro al mese a partire da novembre.

 

Ma cos’è il Quantitative Easing?

Il termine sta per “alleggerimento quantitativo” e indica uno dei modi in cui avviene la creazione di moneta da parte delle banche centrali e la sua immissione, attraverso operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.

Nell’ambito di un programma di Quantitative Easing, la banca centrale acquista, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche, con effetti benefici sulla struttura di bilancio di queste ultime.

La banca centrale può infatti ricorrere al Quantitative Easing, fra le altre ragioni, per mettere in circolazione nel sistema liquidità a vantaggio di banche, ma soprattutto di famiglie e aziende, nel momento in cui c’è nell’aria una stretta creditizia o comunque per stimolare la crescita economica. Per esempio, in questo periodo sembra essercene bisogno alla luce dei dati macroeconomici un po’ debolucci che da mesi arrivano dalla Germania, locomotiva d’Europa.

 

 

I rischi del Quantitative Easing

Le banche sono quindi il canale attraverso cui una banca centrale, mettendo in atto il QE, punta a far arrivare risorse alle famiglie e alle aziende. Ma attenzione: ciò non avviene automaticamente. Le banche, infatti, potrebbero non utilizzare la liquidità ma depositarla presso la stessa banca centrale, ottenendo così un tasso di interesse molto poco interessante, ma in compenso privo di rischi.

Il Quantitative Easing è la concretizzazione di una politica monetaria molto aggressiva. E come tutte le cure – specialmente quelle più aggressive – non è priva di possibili effetti collaterali. Per esempio, l’iperinflazione.

 

Breve storia del QE

Al Quantitative Easing ha fatto ricorso per la prima volta la Bank of Japan, la banca centrale giapponese, con l’obiettivo di contrastare la deflazione che colpì il Paese a cavallo fra gli anni Novanta e gli anni 2000.

Nell’arco dell’ultimo decennio, dopo la crisi partita con i subprime statunitensi e poi con la crisi del debito in Europa, ne hanno seguito l’esempio la Federal Reserve, sotto la presidenza di Ben Bernanke, la Bank of England e, appunto, la Banca Centrale Europea.

Proprio di fronte alla crisi del debito sovrano, nel 2012, Draghi ha dichiarato che la BCE avrebbe fatto “whatever it takes” per salvare l’euro. Poi, nel gennaio, Francoforte ha approvato il suo primo Quantitative Easing, che prevedeva acquisti mensili di 60 miliardi di euro al mese ed era diretto prevalentemente all’acquisto di titoli di Stato.

Quella prima vena si è esaurita – per volontà della BCE, sinceramente intenzionata a normalizzare la situazione – nel dicembre del 2018 dopo una fase di riduzione progressiva degli acquisti mensili. E ora si ricomincia.

 


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