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#ABCFinanza: cos’è la vendita allo scoperto?

Il concetto di short-selling

La vendita allo scoperto – detta anche short selling – consiste, appunto, nella vendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, valute o altro) di cui non si è in possesso, con l’obiettivo di riacquistarli successivamente a un prezzo più basso. Questa operazione si effettua quando si ritiene che il prezzo al quale si acquisteranno gli strumenti finanziari sarà inferiore al prezzo precedentemente fissato per la vendita.

Se ciò effettivamente si realizza (prezzo di vendita superiore al prezzo di riacquisto), il rendimento dell’operazione sarà positivo. Il profitto, in sostanza, sarà inversamente proporzionale all’andamento del valore dello strumento finanziario: più questo scende, maggiore sarà il risultato. Di fatto, la logica è opposta a quella che regola le normali operazioni finanziarie, nelle quali si vende ciò che già si possiede: in questo caso, più sale il valore dello strumento, maggiore sarà il profitto.

La vendita allo scoperto in gergo è chiamata anche “scommessa al ribasso” o “scommessa contro” (un certo strumento finanziario), dal momento che chi la effettua punta proprio sulla prospettiva di un ulteriore ribasso del valore dello strumento (sia esso azione, obbligazione, valuta, etc.). E questo la rende una tecnica particolarmente gettonata nelle fasi di flessione del titolo o del mercato azionario od obbligazionario (o della valuta e via dicendo).

 

Ma come si fa a vendere un titolo che non si possiede?

Bella domanda. La risposta è che, rispetto alle operazioni finanziarie in cui si vende quel che si possiede, qui entra in gioco un terzo soggetto rispetto al venditore e all’acquirente: si tratta dell’intermediario finanziario – o broker – che presta temporaneamente al venditore allo scoperto lo strumento finanziario oggetto di short selling. In cambio, incassa un interesse annuale calibrato sul valore e sulla durata in giorni dell’operazione. Infine, per lui è previsto un margine di garanzia.

 

 

Come funziona lo short selling: il caso di Mattia

Mattia è un trader trentenne con una discreta esperienza in quella che oramai è la sua attività principale. Osserva il titolo azionario emesso da Banca Mayday e conclude che sta entrando in una fase di cali persistenti: cioè, è sceso e scenderà ancora. Gli viene in mente di guadagnare vendendolo allo scoperto: pianifica allora di cedere 1.000 azioni al prezzo corrente di 7 euro, pur non possedendole. Cosa fa, quindi? Verifica la disponibilità del broker a prestargli le 1.000 azioni. Dopodiché, Mattia le vende e incassa 7.000 euro.

Il broker congela l’incasso di Mattia e un margine di garanzia, che corrisponde a una quota percentuale del controvalore dell’operazione (dunque, dei 7.000 euro). Se poi la vendita allo scoperto non viene conclusa in giornata, Mattia dovrà corrispondergli un interesse, diciamo, del 20% su base annua: sapendo che l’importo effettivo di questo interesse sarà definito sulla base della durata in giorni dell’operazione, Mattia può concludere che, sbrigandosela in tre giorni, dovrà pagare 11,50 euro.

Alla data in cui deve consegnare i titoli pattuiti all’acquirente, Mattia li acquista sul mercato: è la cosiddetta “ricopertura dello scoperto”. A questo punto, si può facilmente intuire che Mattia avrà vinto la sua “scommessa” se questo acquisto avverrà a un prezzo più basso di quello di vendita, mentre l’avrà persa se sarà costretto a finalizzarlo a un costo più alto.

Vediamo perché. Se le previsioni di Mattia si rivelano azzeccate e il valore del titolo è sceso a 6 euro, allora potrà ricomprare le 1.000 azioni di Banca Mayday al costo complessivo di 6.000 euro, restituendole al broker. La differenza tra il prezzo di vendita (7.000) e quello di acquisto (6.000) sarà il suo profitto: i mille euro della differenza meno gli 11,50 euro di interesse, per un totale di 988,50 euro.

 

Limiti e condizioni della vendita allo scoperto

E il margine di garanzia? Lo suggerisce la parola stessa: serve appunto da garanzia per il broker, nel caso in cui l’operazione non si risolva nel modo auspicato da Mattia, e cioè con un ribasso del titolo Banca Mayday. Oltre a dover corrispondere il margine di garanzia se le cose non vanno bene, Mattia deve tenere a mente altri limiti e condizioni della vendita allo scoperto.

  • Il profitto che si può ottenere dalla vendita di un titolo che si possiede è idealmente illimitato, mentre sappiamo a priori che la perdita massima coincide con il capitale che abbiamo investito. Nello short selling vale esattamente il contrario: Mattia sa che, ben che vada, il suo profitto non potrà superare una certa soglia, mentre la sua perdita è potenzialmente illimitata.
  • Nel caso in cui, durante il prestito, Banca Mayday distribuisse dividendi o altri utili soggetti a ritenuta, il broker potrà addebitare a Mattia una commissione straordinaria pari all’ammontare del dividendo o dell’utile distribuito.
  • L’intermediario può estinguere in anticipo la vendita allo scoperto, in caso di operazioni societarie come, per esempio, un aumento di capitale.

 

Non è un’operazione per tutti

Ora avete una minima conoscenza di base per capire cosa si intende per vendita allo scoperto. Ma, attenzione, non per metterla in pratica: è evidente, infatti, che questo tipo di operazione richiede un set di doti analitiche, un sangue freddo e una propensione a “scommettere” che non è – fortunatamente – alla portata di tutti. Anzi: si colloca abbastanza al polo opposto rispetto a un obiettivo di investimento a lungo termine più consigliabile a un risparmiatore retail.

 


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Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

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