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Conto corrente in rosso, ecco le nuove regole

Il primo gennaio è entrato in vigore il nuovo regolamento EBA (European Banking Authority) sui requisiti di capitale. In poche parole, l’Unione Europea sta cercando di porre rimedio ai tanti crediti deteriorati in seno alle banche comunitarie, i cosiddetti “non performing loans” (NPL), evitando una crisi bancaria altrimenti pericolosa per l’economia europea.

Cosa cambia? Cambia la regolamentazione sui debiti: il correntista europeo che andrà in rosso rischia di essere segnalato se la sua esposizione è un “non performing loan”. Vediamo di capire cosa sono questi crediti deteriorati, qual è la situazione delle banche italiane e cosa cambia nel dettaglio per noi correntisti.

 

Che cosa sono i crediti deteriorati?

Sono un bel problema: per farvi capire, sono stati la causa principale della crisi finanziaria dei mutui subprime del 2008. Ed è proprio da quella data che tutte le banche centrali hanno iniziato a cercare delle soluzioni ad essi.

I crediti deteriorati (Non performing Exposures) sono i prestiti che la banca ci elargisce, debiti che le persone o le aziende non sono in grado di restituire interamente o in parte, per un motivo o per l’altro. Per questo vengono detti crediti deteriorati, ossia denaro prestato che la banca non ha la certezza di riavere indietro perché il debitore potrebbe non pagare, non riuscendo quindi a rispettare il contratto stipulato con l’istituto bancario.

Le Non performing exposures (Npe) si distinguono in tre categorie in base alla diversa probabilità di recuperare il credito e alla scadenza:

I motivi del mancato pagamento possono essere diversi – e in tempi di pandemia non sorprendenti né, purtroppo, rari – come per esempio una riduzione dello stipendio, la perdita del lavoro, la crisi dell’azienda.

 

Qual è la dimensione del fenomeno in Italia?

Secondo Bankitalia, i crediti deteriorati delle banche italiane ammontano a circa 349 miliardi di euro. Di questi, 215 erano in capo a debitori insolventi. Le sofferenze sono imputabili per circa tre quarti alle imprese, per la parte restante alle famiglie. Il valore stimato delle garanzie reali detenute dalle banche a fronte delle sofferenze è pari a 92 miliardi.

Sempre secondo Palazzo Koch, la crescita dei crediti deteriorati in Italia è stata causata dalla pesante contrazione registrata dall’economia italiana negli anni della crisi: circa dieci punti di PIL e circa un quarto di produzione industriale in meno.

Ma non solo contrazione economica: in alcuni casi – come negli Stati Uniti – hanno contribuito pratiche di erogazione del credito inadeguate o illecite e la lentezza delle procedure di recupero crediti, in larga misura a causa dei ritardi della giustizia civile.

 

 

Il nuovo regolamento EBA: attenzione ai conti in rosso

Le regole di cui parliamo non sono una novità: le linee guida per identificare le esposizioni in stato di default ci sono dal 2017; la Commissione Europea (con un Regolamento del 2018) e l’EBA (con linee guida del 2017) hanno fornito ulteriori specificazioni, applicabili al massimo entro il primo gennaio 2021.

A riassumere il tutto è arrivata una comunicazione di Banca d’Italia prima di Natale. In sintesi, a partire dal primo gennaio gli intermediari finanziari (quindi banche, istituti di credito, eccetera) classificheranno in stato di default il cliente che non adempie per 90 giorni– che diventano 180 in caso di pubblica amministrazione – alle obbligazioni creditizie vantate nei suoi confronti.

Bankitalia ha chiarito che l’ammontare dell’inadempimento dovrà essere superiore sia a 100 euro – 500 euro nel caso di imprese – sia all’1% del totale delle obbligazioni creditizie complessivamente vantate nei confronti dell’istituto richiedente.

Cosa accade nel concreto se si è “insolventi”?

Come abbiamo visto, i 100 euro di scoperto sul conto da soli non saranno sufficienti a bloccare il conto stesso: al massimo, si riceverà una comunicazione dalla banca per la regolarizzazione della propria situazione. Ma se si raggiungono tutte le condizioni descritte? In quel caso, gli addebiti automatici potrebbero non essere più consentiti sui conti correnti se non coperti da liquidità sufficiente.

La sospensione dei RID avverrà in automatico di fronte a quei creditori che risulteranno “inadempienti” secondo le regole descritte sopra. A costoro, quindi, si prospetta uno stop:

  • ai pagamenti di utenze, stipendi e contributi previdenziali;
  • all’uso delle carte di credito;
  • al versamento delle rate dei finanziamenti;
  • al rilascio del blocchetto degli assegni.

Inoltre, se classificati come “inadempienti” saranno impossibilitati a chiedere prestiti, mutui e finanziamenti. In poche parole, se la banca “dice no”, non sono più possibili quei piccoli sconfinamenti “non autorizzati”. Non proprio una buona notizia per le tante imprese e famiglie in difficoltà attualmente in ginocchio a causa della pandemia.

 

Ma non dobbiamo allarmarci: ecco perché

Se è vero che raggiunte le tre condizioni la banca è autorizzata a dichiarare il cliente in default e a segnalarlo come cattivo pagatore alla Centrale dei Rischi (CR), è anche vero che la classificazione di default riguarda l’intera posizione nei confronti dell’istituto di credito e non i singoli 100 euro. Solo così e non prima scatta l’automatico blocco del conto corrente in rosso e l’interruzione dei pagamenti automatici di RID e quant’altro.

Gli intermediari bancari, infatti, segnaleranno un correntista solo quando riterranno che abbia gravi difficoltà durature e non temporanee. E non esiste alcun automatismo tra la classificazione a default e la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi. Alla fine dei conti, le regole non fanno espresso divieto di avere sconfinamenti di conto e gli istituti finanziari possono comunque permettere ai propri correntisti di sconfinare oltre la disponibilità.

Ricordiamoci però che lo sconfinamento di conto non è in ogni caso un diritto del correntista, ma piuttosto una facoltà concessa dalle banche, che potranno quindi applicare anche delle commissioni secondo le proprie policy interne.

 



1 – Banca Ifis “Npl Transaction Market and Servicing Industry”, 2019

Scritto da

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