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HomeECONOMIA E MERCATICOMMENTO AL MERCATOBollettino AO | Il prosciutto più costoso del West

Bollettino AO | Il prosciutto più costoso del West

I fatti salienti della settimana

Bella la WTO (quando ti dà ragione). L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha detto sì all’imposizione, da parte di Washington, di dazi per 7,5 miliardi di dollari sui prodotti UE, nell’ambito della disputa sui sussidi di Stato a Airbus.

“Una bella vittoria”, ha commentato il presidente USA Donald Trump. Ora si attende la decisione della WTO sui presunti aiuti di Stato di Washington a Boeing.

Prosciutto e parmigiano, beni di “lusso”. La lista – non ancora definitiva – pubblicata dall’ufficio dello US Trade Representative Robert Lightizer colpisce anche alcuni prodotti italiani, che dal 18 ottobre potrebbero essere soggetti a dazi del 25%.

Una lista che include provolone, pecorino romano “non da grattugiare”, parmigiano reggiano, grana padano, prosciutto, cozze, limoni, liquori e cordiali. Ma anche pesche sotto conserva (esclusi i nettarini), succo di ciliegie e succhi di verdure (escluso il succo di pomodoro).

Salvi per ora olio d’oliva e prosecco.

Piccola espansione (e occhio al debito). La Legge di Bilancio 2020 non sarà “restrittiva”, ma “faremo una piccola espansione” con l’obiettivo di “ridurre il debito pubblico”: lo ha detto il ministro delle Finanze Roberto Gualtieri.

In settimana è arrivata la nota di aggiornamento al DEF: deficit/PIL al 2,2% e manovra da circa 29 miliardi di euro, per evitare l’aumento dell’IVA e abbassare il cuneo fiscale. Frattanto dall’UE è arrivato l’ok a Paolo Gentiloni come commissario agli Affari Economici.

L’annosa questione Brexit. C’è ancora molta incertezza nell’aria, con il governo del primo ministro Boris Johnson che insiste sull’uscita il 31 ottobre a ogni costo, malgrado le disposizioni del Parlamento UK per impedire il no deal.

Sembra anzi che Johnson voglia chiedere nuovamente alla regina una sospensione del Parlamento, stavolta di pochi giorni, dalla sera di martedì 8 ottobre a lunedì 14.

Nei colloqui tra Regno Unito e Unione Europea il punto di maggiore delicatezza resta il confine tra le due Irlande: per Dublino è essenziale trovare una soluzione coerente con gli accordi del Venerdì Santo1, e proprio per questo ha respinto le recenti proposte di Johnson.

I PMI manifatturieri cinesi di settembre, intanto, hanno battuto il consenso degli analisti, con l’indice ufficiale che è salito a 49,8 punti da 49,5 e lo Caixin balzato a 51,4 da 50,4.

Secondo Bloomberg Economics il miglioramento non è duraturo e probabilmente indurrà la banca centrale cinese a varare più stimoli. Fitch, dal canto suo, intravede una crescita degli utili più lenta per le aziende cinesi.

Verso un nuovo tasso a breve. Mercoledì la BCE ha iniziato la transizione ufficiale verso un nuovo tasso di interesse a breve termine. Azioni simili sono in atto nei mercati della sterlina e del dollaro, a valle dello scandalo del Libor2 venuto a galla tempo fa.

Nell’area euro i regolatori stanno lavorando per accantonare le tradizionali misure Euribor3 ed Eonia4.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Settimana tendenzialmente calante per tutti i principali listini, in attesa del rapporto mensile sull’occupazione USA e dopo gli indici sull’attività non manifatturiera negli Stati Uniti, in calo a settembre: il che conferma il rallentamento dell’economia statunitense e alimenta le attese di una nuova mossa espansiva da parte della Fed a fine ottobre.

BTP-i da record, preoccupano Bund e T-bond. Il nuovo BTP-i a 10 anni, scadenza 2030, indicizzato all’inflazione dal 2030, emesso dal Tesoro per un importo di 4 miliardi di euro, ha ottenuto una domanda record di oltre 22 miliardi.

Ma gli addetti ai lavori guardano soprattutto al crollo dei rendimenti dei Treasuries USA e dei Bund tedeschi, che sarebbe il segnale di una crescita economica globale prossima allo stallo e di aspettative di inflazione al ribasso.

Sterlina ancora sotto scacco. Sul mercato valutario, euro/dollaro stabile attorno all’1,10. Il pantano politico della Brexit ha tenuto sotto scacco, ancora una volta, la sterlina.

Prezzo del petrolio in lieve recupero venerdì 4 ottobre dopo i sostanziosi cali dei giorni precedenti: ma rimane vicino ai minimi da due mesi. Influiscono le scorte in aumento e le prospettive non brillantissime dell’economia. WTI sui 52 dollari al barile, Brent stabile sui 57.

Effetto oro sull’azionario. Il fondo azionario europeo con asset superiori al miliardo di dollari che ha riportato la migliore performance è l’LF Ruffer Gold Fund, che si concentra su oro e società legate al metallo prezioso: +47% quest’anno.

 



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Market movers della settimana

Partiamo dagli Stati Uniti, dove martedì 8 ottobre avremo l’indice dei prezzi alla produzione (mensile, a settembre). Mercoledì sarà la volta delle scorte di petrolio e della diffusione dei verbali della riunione del FOMC. Giovedì 10 ottobre toccherà all’indice dei prezzi al consumo (mensile e annuale, a settembre). In settimana attesa la dichiarazione sul budget mensile.

Ci spostiamo in Europa: giovedì 10 il Regno Unito sarà alle prese con l’aggiornamento sulla produzione industriale e manifatturiera (mensile, ad agosto) e sulla bilancia commerciale (ad agosto). Della produzione industriale sarà comunicata anche la variazione annuale. Produzione protagonista anche in Germania e Francia (in Germania occhio anche alla bilancia commerciale il 10). In Italia lunedì arriverà la nota economica mensile dell’ISTAT.

Nel corso della settimana, dalla Cina avremo il PMI composito e servizi rilevato da Caixin.

 



1 – Accordo del Venerdì Santo, fonte: Wikipedia
2 – Scandalo Libor: cosa è successo e quali sono le conseguenze per i cittadini italiani
3 – Mutui a tasso variabile: addio all’Euribor, cosa cambia?
4 – Non solo Euribor: cosa cambia sul mercato monetario

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