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Investire nei Paesi Emergenti si può: ecco un portafoglio per voi

Per chi ha investito in azioni il 2013 è stato un ottimo anno, con l’importante eccezione dell’area dei Paesi Emergenti. Quindi adesso è legittimo chiedersi se il 2014 sarà diverso.

Come avrete imparato, l’approccio del team di Advise Only ai mercati finanziari è “top-down”: parte dalle valutazioni di mercato e cerca di capire, attraverso metriche eterogenee come ad esempio P/Book, P/E e Dividend Yield, quali mercati offrono le migliori opportunità d’investimento. Ma non solo. Per non perdere le specificità di breve periodo, consideriamo anche il momentum, che ci fornisce un’indicazione sull’inerzia del mercato stesso.

Nel grafico sotto ho riassunto il risultato dell’analisi effettuata su una buona parte dei Paesi Emergenti presenti nell’indice MSCI Emerging Markets.

Riassunto delle valutazioni (z-score)
Clicca per ingrandire come-investire-nei-paesi-emergenti

*Le metriche di valutazione considerate sono le seguenti: P/BookP/E Graham&Dodd e Dividend Yield. L’ultimo dato viene confrontato con la media storica (tipicamente 15 anni). Il momentum è stato calcolato prendendo in considerazione la performance del titolo a 3 e 12 mesi. Alla fine è stato calcolato uno z-score, che riassume il giudizio complessivo sul mercato di riferimento pesando al 65% la componente value e al 35% quella momentum.

Secondo il nostro approccio, tra i mercati più interessanti ci sono tre Paesi dell’Europa Orientale (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria), due arabi come l’Egitto e il Marocco e due BRIC (Cina e India). Da dimenticare, invece, i Paesi più a destra del grafico (Colombia, Perù e Cile).

Nonostante le valutazioni offrano interessanti opportunità d’investimento nel lungo termine, in questo scorcio di 2014 la performance relativa tra Paesi Emergenti e Paesi Sviluppati continua ad essere deludente e, come abbiamo visto, i Paesi Emergenti fino ad adesso non “tirano”…

Quali sono i rischi che gli investitori devono tenere a mente?

  • Il primo è l’aumento dei tassi d’interesse e la riduzione della liquidità globale come conseguenza del tapering della Fed, questo può provocare un deflusso di capitali tale da mettere in pericolo la stabilità economico-finanziaria dei Paesi Emergenti.
  • Un’altra preoccupazione è legata alla crescita della Cina e alla capacità del partito comunista di affrontare i nodi strutturali del Paese. L’espansione del credito negli ultimi anni è stata tale da accendere un campanello d’allarme (secondo Bloomberg l’ammontare del credito è intorno al 200% del PIL) ma il Governo ha deciso di intervenire e per adesso gli effetti sulla crescita sono limitati. È difficile quantificare il rischio reale di un paese chiuso come quello cinese ma, negli ultimi anni, l’establishment si è dimostrato efficace e, i pochi dati pubblici che abbiamo, sembrano coerenti con un fisiologico rallentamento dell’economia.
  • In vari Paesi (India, Brasile, Turchia, Sudafrica, Indonesia) nel 2014 si terranno le elezioni e questo può limitare l’azione di governo. Inoltre, gli Emergenti come asset class, soffrono dei singoli problemi di politica interna (Argentina, Ucraina ed Egitto).

Per capire quali mercati offrano le maggiori opportunità in termini di rischio e rendimento ho messo a confronto la sintesi della valorizzazione di mercato (il primo grafico) con un indice di rischio sintetico che considera quanto appena enunciato nell’elenco precedente. Ecco i risultati.

investire-paesi-emergenti-ecco-in-quali

Nota: La somma degli z-score dà il risultato finale (l’indice di rischio). Quando esso risulta s a zero, il profilo di rischio è alto. Al contrario, quando è superiore a zero, è basso. Le variabili di rischio utilizzate sono 1) il saldo delle partite correnti (% PIL) ed il debito estero (%PIL) pubblico e privato al netto delle riserve in valuta estera; 2) CDS a cinque anni; 3) il tasso di cambio effettivo reale; 4) un indice di rischio bancario e politico. Fonte dati: Bloomberg, IMF, Economist Intelligent Unit.

Cosa fare dunque con i mercati emergenti?

L’avvio “soft” del tapering e le parole accomodanti del nuovo Presidente della FED Yellen fanno ben sperare che il rientro dal Quantitative Easing (immissione di liqudità) avvenga senza scossoni. Per questa ragione, rispetto a sei mesi fa, riteniamo che oggi ci siano le condizioni per iniziare a investire nei Paesi Emergenti, ma senza esagerare, con prudenza.

Per chi invece volesse aggiungere un po’ di pepe al proprio portafoglio, magari destinando solo una piccola porzione del proprio patrimonio, ho costruito un portafoglio di investimento: Paesi Emergenti. Questa idea di investimento punta ai Paesi che offrono maggiori opportunità di rendimento con un profilo di rischio conveniente (comunque alto).

Entra nel nostro sito per scoprire la sua composizione.

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portafoglio per investire nei paesi emergenti

Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

Ultimi commenti
  • ahahha se l’avessi pubblicato 10 giorni fa non avrei preso l’etf turco 😛

  • Anche UBS segue più o meno il tuo grafico, consiglia: Cina, Korea, Perù, Ungheria e anche Messico che però è nel quadrante della morte.

    http://blogs.barrons.com/emergingmarketsdaily/2014/01/31/ubs-emerging-markets-selloff-is-storm-before-the-calm/?mod=BOL_hp_blog_stw

  • Da qualche mese ho diversificato i miei investimenti con un sistema alternativo chiamato crowdfunding royalty based, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate… naturalmente ho scelto solo piattaforme americane che non finanziasssero progetti di aziende start up come per esempio questa: http://www.systys.com Grazie!

  • Mi associo a Luciana per eventuali informazioni in merito alla piattaforma di investimento http://www.systys.com . Sono più volte che mi imbatto in persone che stanno investendo su questa piattaforma e che mi consigliano vivamente di farlo. Dicono di averla testata e di ritenerla molto affidabile. Io sinceramente, non sapendone molto, ho ancora qualche timore a farlo. Un parere in più da questo blog mi farebbe davvero piacere e mi aiuterebbe a rimuovere le mie paure in merito a questi nuovi sistemi d’investimento. Grazie.

  • Luciana, Gianluca, la piattaforma http://www.systys.com mi era stata preannunciata da investitori esperti già da novembre 2013, a dicembre ho fatto il mio primo versamento di 5000$, (tanto per entrare in punta di piedi nel mondo degli investimenti alternativi), a gennaio ho ricevuto i dividendi, ho prelevato con bonifico bancario direttamente sul mio conto corrente, tutto ok. La cosa che mi da più fiducia rispetto ad altre piattaforme è il fatto che qui la società CFI Group (proprietaria di Systys) è la prima investitrice infatti normalmente detiene il 60% delle quote di ogni progetto. A febbraio ho approfittato dell’inserimento di un nuovo progetto con quote al valore nominale ed ho fatto un altro investimento più significante. Mi sa tanto che la regola della diversificazione con gli investimenti alternativi quest’anno mi darà grosse soddisfazioni!!!!!

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