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Armi da fuoco, il caos USA innesca il rally in Borsa

Mentre i dem vincevano i ballottaggi in Georgia e poco dopo, a Washington DC, accadeva l’impensabile, mercoledì 6 gennaio qualcos’altro di interessante – ed emblematico dei nostri tempi – succedeva sui listini azionari.

Che cosa? È presto detto: le azioni dei produttori di armi e accessori sono state protagoniste di quello che in gergo si chiama “rally”, ovvero di un rialzo non indifferente delle loro quotazioni.

Ma cos’è successo il 6 gennaio? E che cosa c’entrano le armi?

 

Cronaca di un assalto

Mercoledì 6 gennaio 2021 era una data da tempo segnata sul calendario istituzionale statunitense: come da secolare consuetudine, il Congresso riunito a Capitol Hill, in quel di Washington DC, era chiamato a certificare i risultati delle elezioni del 2020, confermando la vittoria del candidato dem Joe Biden sulla base dell’Electoral Count Act del 1887.

Il mese scorso, il Collegio Elettorale ha stabilito che Biden ha vinto le elezioni presidenziali del 2020, con una maggioranza di 306 voti elettorali a fronte dei 232 del presidente uscente Donald Trump.

E fin qui tutto chiaro. Come anche si sa, però, il presidente uscente Donald Trump ancora il 6 gennaio si rifiutava di riconoscere la vittoria di Biden e insisteva contro ogni evidenza sul tema delle “elezioni rubate”. Il punto è che, battendo su questo chiodo, ha finito con l’incendiare gli animi dei suoi supporter – già di loro abbastanza accesi, com’è tipico in questa nostra epoca storica più o meno a ogni latitudine e longitudine presso le frange più arrabbiate (e non necessariamente marginali) di tutti gli elettorati.

Breve passo indietro. Martedì 5 gennaio la Georgia è tornata alle urne per assegnare due seggi al Senato degli Stati Uniti d’America. Nell’ultimo comizio prima del voto, Trump ha per l’ennesima volta parlato di “elezioni truccate”. Poi il voto c’è stato e ha consegnato i due seggi ai candidati democratici Jon Ossoff e Raphael Warnock, determinando il ribaltamento della maggioranza del Senato a favore dei dem, seppure con numeri che dire risicati è poco: con la vittoria di Ossof e Warnock, infatti, repubblicani e democratici controllano 50 senatori a testa, e a sancire lo spareggio è il solo voto della vicepresidente eletta Kamala Harris.

Ma proprio questo è stato l’innesco. “Al mio segnale, scatenate l’inferno”, diceva Russell Crowe nel famoso film. E così, i sostenitori del presidente Trump mercoledì 6 gennaio hanno raggiunto il Campidoglio, a Washington DC, per protestare contro la certificazione del voto del Collegio Elettorale, ultimo atto per sancire una volta per tutte che proprio Joe Biden, e non altri, ha vinto le elezioni presidenziali del 2020.

I sostenitori del presidente Trump hanno preso d’assalto il palazzo in cui era in corso la certificazione, conclusasi poi la mattina di giovedì 7 gennaio – notte fonda negli USA – con la convalida finale della vittoria di Biden.

In concomitanza con questo convulso succedersi di eventi, si è materializzato il rally delle armi in Borsa.

 

Piccolo calibro, grande rally

Mercoledì la Smith & Wesson ha visto il valore delle sue azioni aumentare di oltre il 18%, chiudendo a 22,52 dollari (vedi il grafico qui sotto a sinistra): un valore più che triplicato rispetto al gennaio 2020, quando era a circa 7 dollari per azione. E non soltanto alle azioni della Smith & Wesson, ma anche a quelle della Sturm, Ruger & Co. hanno preso quota, come si vede nel grafico qui a destra.

Questo rally, secondo gli osservatori, ha preso il via proprio con la vittoria dei due democratici in Georgia. Il motivo? Lo spiega bene il giornale online UK Investor Magazine citando l’investitore Lou Whiteman1 : partendo dal presupposto che i democratici sono favorevoli al controllo delle armi, la vendita delle stesse si impenna nel momento in cui il Partito Democratico prende il controllo della Casa Bianca e del Congresso, come a voler cogliere l’ultima occasione prima delle restrizioni.

In questo senso, l’assalto al Campidoglio ha “solo” impresso la spinta finale.

“Se sei insicuro e tu lo sai, compra un’arma”

Questo sembra essere il ritornello che ha in mente il medio cittadino statunitense (senza voler generalizzare, per carità: “ho tanti amici americani”). Secondo un rapporto della Brookings Institution2, ogni volta che gli statunitensi sono preoccupati per la loro sicurezza personale, comprano armi da fuoco.
 

 
E le loro preoccupazioni – un po’ come quelle di tutti, a ogni latitudine e longitudine – hanno subito un balzo verso l’alto a partire da marzo, con l’esplosione della pandemia di Covid-19, cui a giugno si sono unite le manifestazioni di piazza a seguito della morte di George Floyd.

Secondo le stime della Brookings Institution, da marzo a luglio sono state vendute quasi tre milioni di armi in più rispetto a quelle che, in circostanze ordinarie, sarebbero state vendute nel medesimo arco temporale. E metà di questo incremento è ascrivibile al solo mese di giugno.

Morale: durante i periodi di maggiore tumulto, nelle mani dei privati cittadini finisce un maggior numero di armi. Con tutto quello che ne può conseguire.

 


1 – Smith & Wesson shares rally on Capitol siege
2 – 3 milioni di armi vendute nel 2020

Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

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