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Ci siamo. Giovedì prossimo i cittadini britannici decideranno se restare membri dell’Ue (“Bremain”) o imboccare la “Brexit”. Siccome in entrambi i casi ci saranno implicazioni per chiunque abbia investito i propri risparmi, ho aggiornato la stima della probabilità dei due eventi.

 

Probabilità di Brexit

Il grafico riporta sia la stima della probabilità di Brexit, sia della permanenza nell’Ue (0 Bremain). Queste probabilità sono stimate a partire dai sondaggi (che ritengo non troppo affidabili, ma c’è poco da fare, queste sono le informazioni che passa il convento) con un modello statistico Bayesiano Beta-Binomiale[1].

Andiamo al dunque: la probabilità aggiornata al 20 giugno di Brexit è 37%, quella di Bremain è 63% (ho visto stime analoghe in giro, ad esempio quelle di Number Cruncher Politics).

Non sottovalutiamo il rischio Brexit

Okay, la probabilità di Brexit è 37%, più piccola, pari a poco più di un terzo, di quella di Bremain. Ma, in assoluto, non è piccola. Rammento che un mese fa era 18%, poi è schizzata oltre il 50%, per poi scendere dopo la tragedia di Jo Cox, che probabilmente ha galvanizzato le forze del Bremain. Comunque tutta questa volatilità nelle opinioni significa che, con un 13% circa di indecisi, il risultato del referendum britannico non è scontato. E nemmeno le conseguenze.

Se vincesse Brexit ci sarebbero ripercussioni politiche, economiche, sociali e finanziarie, delle quali si è già discusso su questo blog. In un sistema complesso come i mercati finanziari, i rischi viaggiano in branco, e in questi frangenti i primi a palesarsi sono quelli finanziari – si sa, i soldi tendono ad allontanarsi dalle grane.

In effetti, nell’attesa del referendum UK il nervosismo è salito. Tuttavia, temo che i mercati stiano sottovalutando il rischio Brexit. Non so di preciso cosa possa accadere se le cose prendono una brutta piega, ma quando si mettono discussione trattati e unioni, beh, possono essere guai seri. Noi di AdviseOnly ci aspettiamo che la Gran Bretagna voti per restare nell’Ue, ma il rischio che questo referendum apra il vaso di Pandora delle incertezze politiche europee non si può ignorare.

La storia, che, come diceva Mark Twain, “non si ripete, ma spesso fa rima”, può insegnarci qualcosa; basta ricordare cosa accadde nel 1992.

La lezione della storia

Il 2 giugno 1992 i cittadini danesi si pronunciarono contro la ratifica del trattato di Maastricht per l’adozione dell’euro. Sembrava una piccola cosa. Ma fu la scintilla, l’innesco per la detonazione: l’instabilità istituzionale esplose nel Vecchio Continente. Il Quantum Funds, l’hedge fund di George Soros, che “fiutò” l’opportunità di speculare sulla debolezza del sistema con una leggendaria operazione, vendette massicciamente sterline, acquistando marchi tedeschi. Così facendo mise in ginocchio la Bank of England e incrinò lo SME (il Sistema Monetario Europeo, l’accordo valutario che legava le divise partecipanti a mantenere il rapporto di cambio entro limiti prefissati). Il rendimento dei titoli di Stato dei Paesi più fragili, come Italia e Spagna, schizzò all’insù. I tassi sul mercato monetario sfiorarono il 40%. A causa del loro deprezzamento vertiginoso, la lira e la sterlina dovettero abbandonare lo SME.

Accadde meno di 25 anni fa: attenzione ai corsi e ricorsi vichiani della storia europea. Il progetto europeo mostra le sue debolezze, con i leader e i burocrati incapaci di trovare soluzioni credibili per i problemi economici, politici e sociali che affliggono il Vecchio Continente e che costituiscono la linfa vitale per i movimenti anti-Ue e anti-euro. Movimenti che, infatti, si rafforzano un po’ ovunque.

This time is different (?)

Oggi è tutto cambiato? Sicuri? Bah. Quello che è sicuro è che gli ordini di compravendita in Borsa viaggiano più veloci e tutto accade in un attimo.

Dalla BCE fanno però sapere che “Ci siamo preparati per il peggior scenario”; anche il Governatore Mario Draghi ha dichiarato che la Banca Centrale Europea è “pronta a ogni evenienza”. Dal canto suo, la Bank of England offre prestiti alle banche per aumentare la liquidità prima del referendum.

Si affilano le armi, insomma. Anche quelle non convenzionali: pare che a Bruxelles i portavoce e i funzionari Ue siano stati invitati a non pronunciare la parola “Brexit” – un po’ come il nome di Voldemort nella comunità magica dei romanzi di Harry Potter – Voldemort (come Brexit) è Colui-che-non-deve-essere-nominato…

Ora, come dicono gli inglesi, “Wait and see”.

[1] Le probabilità di Brexit e Bremain sono stimate ipotizzando che si tratti di un evento binomiale (accade oppure no), utilizzando la storia dei sondaggi come informazione campionaria (likelihood), attribuendo maggior peso ai sondaggi recenti con un sistema di decadimento esponenziale, e utilizzando come prior un’ampia distribuzione di probabilità Beta, centrata su una probabilità del 50% – se avete domande di metodo risponderò nei commenti.


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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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