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Il Fondo Atlante è più forte di quanto si pensi. Ma le risorse non sono infinite

Il Fondo Atlante è sicuramente uno strumento utile e ha del potenziale ancora inespresso. Ma non può bastare da solo a risolvere i problemi dei crediti deteriorati delle banche italiane.

Il Fondo Atlante è un primo passo significativo, con risorse attualmente limitate ma moltiplicabili e comunque sufficienti a dare un grosso contributo sul fronte dei Non Performing Loan. Certo è che non potrà sobbarcarsi da solo tutti i problemi delle banche italiane, come invece vorrebbe lasciar intendere il suo nome, che si richiama al gigante della mitologia greca capace di sostenere sulle proprie spalle l’intera volta celeste. È questa, in estrema sintesi, la riflessione emersa da un recente incontro sul tema dei non performing loan organizzato da Consob e Università Bocconi, a cui AdviseOnly ha assistito.

Come sfruttare il potenziale inespresso?

La sensazione comunque è che il fondo mobiliare chiuso messo a punto dal Governo per prendere di petto il problema delle sofferenze bancarie abbia le spalle più larghe di quanto si pensi:  secondo le stime interne di Banca d’Italia, Atlante potrebbe arrivare ad acquistare crediti deteriorati fino a 40-45 miliardi di euro, a fronte dei circa 4 miliardi di euro di capitale che ad oggi ha a disposizione (e degli 80 miliardi di crediti deteriorati che ristagnano nei bilanci delle banche). Lo ha detto Giovanbattista Sala, capo della divisione Gruppi Bancari di Bankitalia.

Marco Ventoruzzo, del centro di ricerca Baffi Carefin (Università Bocconi), identifica tre vie tramite le quali il Fondo Atlante potrebbe amplificare le risorse che ha a disposizione.

  • Utilizzando l’effetto leva degli stessi veicoli
  • Agendo sul prezzo netto a cui saranno acquistate le sofferenze: tanto più le banche cederanno i crediti a valore di carico, ha spiegato Ventoruzzo, tanto più si ridurrà la necessità di fare aumenti di capitale. Da parte sua, Atlante ha tutto l’interesse a cercare di acquistare i NPL a sconto.
  • Sfruttando la possibilità di indebitarsi (fino al 110%).

Una duplice missione

Il fondo Atlante – lo ricordiamo – ha due obiettivi: da un lato può destinare fino al 70% delle proprie risorse al miglioramento dei requisiti patrimoniali delle banche più deboli in termini di Core Tier 1 (lo ha già fatto per Banca Popolare Vicenza e si è messo in moto per l’aumento di capitale di Veneto Banca). Ma non più del 75% di questo 70% può andare a un singolo istituto, a meno che non sia necessario per il successo dell’aumento di capitale; dall’altro lato, il fondo deve utilizzare almeno il 30% delle risorse per ridurre il volume dei non performing loans, comprando i titoli derivati dalla cessione (cartolarizzazione) dei debiti in sofferenza.

“Le risorse di Atlante sono contenute ma non sono irrilevanti, sono in grado di agire sia sul versante ripatrimonializzazione delle imprese bancarie sia sul versante cartolarizzazioni con risorse significative”, ha osservato Enrico Morando, viceministro dell’Economia e delle Finanze. Inoltre, ha aggiunto, il fondo potrebbe avere un ruolo importante nel ricostruire la fiducia in campo bancario.”

Un primo passo

Ma si tratta solo di uno dei tasselli all’interno del quadro di misure necessarie per risolvere i problemi delle banche italiane, ha osservato ancora Ventoruzzo: “Atlante è uno di tanti operatori e sarebbe utile chiarire e rendere più flessibile la disciplina che li regola. Non dico che una legge basti a risolvere ogni problema, ma penso che qui manchi un coordinamento da parte dei policy maker”. Anche per Donato Masciandaro (Baffi Carefin – Università Bocconi) il Fondo è un passo nella giusta direzione, a patto però che si riescano a combinare velocità di azione e credibilità degli operatori privati e pubblici sia a livello italiano che europeo.

Anche noi di AdviseOnly siamo convinti che questo strumento vada nella giusta direzione, ma nel breve periodo non sembra un game changer nella valutazione del settore finanziario e neppure un sostegno diretto alla crescita dell’economia italiana.


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La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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