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I conti mentali: ovvero 1000 euro sono sempre 1000 euro? Parte II

Vi ho lasciato qualche settimana fa con una riflessione su quanto sia difficile rapportarsi con gli aspetti più astratti del concetto di denaro, e su come questo ci porti a creare, per semplificarci istintivamente la vita, dei veri e propri “conti mentali” (o “mental account”), con i quali classificare le nostre spese ed i nostri risparmi.

In realtà la contabilità mentale non è solo una semplificazione, ma può avere una funzione positiva se usata attivamente per definire meglio i nostri obbiettivi e il nostro orizzonte d’investimento: ci può aiutare ad essere più disciplinati. Il che aiuta a raggiungere gli obiettivi d”investimento prefissati,

I “conti mentali” rappresentano un’ottima difesa contro la nostra emotività, che ci spinge a commettere errori costosi. Inoltre, i “conti mentali” possono diventare, se utilizzati con l’aiuto di un consulente finanziario affidabile, un utile strumento di pianificazione finanziaria.

Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo di visualizzare il nostro patrimonio attraverso obbiettivi concreti come:

  • i soldi per acquistare una casa;
  • una somma messa da parte per pagare gli studi ai nostri figli;
  • il capitale da accumulare per garantirci un reddito soddisfacente nella vecchiaia;
  • la liquidità necessaria per le spese correnti;
  • un ammontare di denaro che possiamo permetterci di investire in modo rischioso per regalarci uno sfizio, se le cose vanno bene.

E’ molto probabile che, segmentando così il nostro patrimonio non “sgarriamo” mettendo a rischio il “conto” che deve garantirci una serena vecchiaia o l”acquisto di una casa d”abitazione. Mentre magari siamo propensi a rischiare con maggior serenità sul “conto” che serve per pagarci una vacanza imprevista. E’ evidente come, in questo caso, dividere i nostri risparmi in conti segregati ci aiuti ad essere più disciplinati.

Se le categorie mentali in cui suddividiamo il nostro patrimonio vengono condivise con un consulente finanziario indipendente e di qualità, possono aiutarci ad avere una percezione chiara dei nostri veri obbiettivi, della nostra propensione al rischio e della durata dell’investimento desiderata.

Le scelte di portafoglio diverranno così più comprensibili: ad esempio, sui “conti” necessari a fronteggiare spese impreviste verranno scelti solo strumenti facilmente liquidabili, mentre sul “conto mentale” che deve garantirci la pensione vi saranno prevalentemente strumenti obbligazionari con scadenza vicina a quando andremo in pensione e, se mancano molti anni alla pensione, qualche investimento più rischioso volto a migliorare la redditività del portafoglio.

La vera consulenza finanziaria infatti dovrebbe partire da una condivisione degli obbiettivi di fondo del cliente e da una spiegazione chiara dei passi da seguire per ottenerli.

Spesso purtroppo non è così. Consideriamo, ad esempio, la compilazione di un questionario MIFID presso un intermediario finanziario: di frequente il testo è scritto in un linguaggio difficile da capire, tanto da assomigliare più ad puro un obbligo formale richiesto dalla legge (vedi Adeguatezza MIFID) che a qualcosa di veramente utile e tutelante per il risparmiatore.

Un questionario così lo percepiamo come un mezzo nelle mani dell’intermediario per collocare prodotti finanziari, non come uno strumento per capire e condividere le nostre reali necessità di risparmiatore: sovente questo genera un senso di disagio. La comprensione profonda degli obbiettivi e del profilo dei propri clienti dovrebbe infatti essere l’obbiettivo principale dei consulenti indipendenti.

Invece, l’incomprensione reciproca tra risparmiatori e intermediari finanziari crea guai. Anche nel caso in cui la banca o il gestore abbiano lavorato bene: se gli obbiettivi del cliente erano differenti e ci sono stati fraintendimenti, si può generare insoddisfazione e sfiducia. E visto l’ affollamento di lamentele sul sito del CODACONS, o le lettere dei risparmiatori alla stampa economica e finanziaria, si direbbe che di  insoddisfazione e sfiducia ne è stata generata parecchia…

Scritto da

Zia Mame è una tipa un po’ eccentrica e svitata, superenergetica, che non sa stare mai ferma. È uno spirito libero e curioso che non ama le regole rigide, che ritiene inutili e noiose. Zia Mame è una spendacciona incurabile e non riesce a trattenersi quando vede cose le che le piacciono di più. Cosa c’entra zia Mame con la finanza? Pochissimo, ma è il soggetto giusto per raccontare, con un po’ di pepe e di intuito psicologico femminile, come ai numeri ed agli investimenti possano avvicinarsi tutti. E poi investire bene può essere un’ottima ricetta per finanziare i propri passatempi preferiti! Pensate che scegliere un investimento sia molto diverso dal comprare il profumo adatto a noi? Non lo è poi così tanto - e Zia Mame vi spiegherà perché.

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