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Risparmiatori e intermediari, un anno di controversie

A chi rivolgersi per regolare controversie tra investitori e intermediari?

Mettiamo che abbiate motivo di credere che il vostro intermediario (banca, SIM, SGR o altro) abbia violato gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza posti dalla normativa nella prestazione dei servizi di investimento o del servizio di gestione collettiva del risparmio.

Cosa fare, noi ve lo abbiamo già spiegato1, ma ripetere giova: dopo aver presentato reclamo all’intermediario in questione e non aver ottenuto risposta – o avendone ricevuta una insoddisfacente – entro i 60 giorni successivi, potete rivolgervi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF).

 

Cos’è l’Arbitro per le Controversie Finanziarie?

Si tratta di uno strumento di risoluzione delle controversie tra:

  • gli investitori “retail”: risparmiatori ma anche imprese, società o altri enti che hanno scarse o nulle competenze e conoscenze finanziarie;
  • e gli intermediari: ossia banche, società di intermediazione mobiliare (SIM) e operatori che gestiscono fondi comuni d’investimento (SGR, SICAV e SICAF).

Le controversie, come accennato, devono riguardare “la violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che gli intermediari devono rispettare quando prestano servizi di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio”. Ma abbandonate ogni fantasia di rimborso multimilionario: è possibile fare ricorso solo per richieste di risarcimento danni non superiori a 500.000 euro.

C’è di buono, però, che l’ACF permette di addivenire a una decisione in tempi rapidi, senza costi e senza obbligo di assistenza legale. E se l’investitore non è contento, potrà comunque rivolgersi all’autorità giudiziaria.

 

 

I servizi sotto la lente dell’Arbitro

Abbiamo detto, citando l’ACF: “servizi di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio”. Di cosa stiamo parlando? Breve ripasso.

  • I servizi di investimento sono in sostanza attività che gli intermediari offrono con l’obiettivo di investire i risparmi degli investitori in strumenti finanziari: tra questi c’è, per esempio, l’esecuzione di ordini, attraverso cui si acquistano o vendono titoli.
  • Il servizio di gestione collettiva del risparmio è offerto da soggetti specifici – le società di gestione del risparmio (SGR), più raramente le SICAV o le SICAF – appositamente autorizzati, che investono le somme raccolte presso più clienti secondo una politica d’investimento prestabilita.

 

Un primissimo bilancio del 2018

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è stato istituito con delibera Consob nel maggio del 2016 e ha iniziato la sua attività nel 2017. Nel gennaio del 2018 ha quindi abbozzato un resoconto sui suoi primi 12 mesi di lavoro. La domanda, ora, è: come sono andati i successivi 12 mesi, cioè quelli tra gennaio e dicembre del 2018? Nell’attesa dei dettagli, che si conosceranno più avanti con la relazione annuale, all’inizio del 2019 l’ACF ha fatto una rapida panoramica.

  • Nel 2018 l’Arbitro per le Controversie Finanziare ha ricevuto 1.824 ricorsi con richieste di ristoro per un controvalore complessivo di circa 78 milioni di euro. L’anno precedente, il totale dei ricorsi era stato di 1.879 e le richieste di risarcimento avevano lambito i 100 milioni.
  • L’ACF ha dato un po’ più spesso ragione ai ricorrenti in confronto all’anno precedente: nel 78% dei casi, infatti, le decisioni dell’Arbitro hanno accolto in tutto o in parte i ricorsi dei risparmiatori, mentre nel 2017 ciò era accaduto in circa il 63% dei ricorsi.
  • Nei primi due anni di attività, l’Arbitro ha preso circa 1.400 decisioni, di cui 1.100 nel 2018 e 300 nel 2017 (tutte pubblicate sul sito www.acf.consob.it): segno che l’attività è entrata pienamente a regime.

 

Qual è l’oggetto dei ricorsi?

Rispetto al primo anno di lavoro, i ricorsi presentati nel 2018 sono stati caratterizzati da un più alto grado di diversificazione. Che significa? Lo spieghiamo subito: nel 2017, il 40% dei ricorsi era stato promosso da azionisti delle due banche venete in liquidazione; nel 2018, invece, 1.727 istanze su 1.824 hanno avuto per oggetto situazioni diverse, coinvolgendo quindi un maggior numero di intermediari (132 rispetto ai 111 dell’anno prima).

Insomma, si è andati oltre i casi specifici legati a un territorio particolare. Il che ha avuto un riflesso anche sulla distribuzione geografica dei ricorsi: se nel 2017 il Nord svettava proprio per l’“effetto-Veneto”, con un 59%, nel 2018 la provenienza delle domande appare a un primo sguardo decisamente più equilibrata: 35% Sud, 33% Centro e 32% dal Nord Italia.

Va comunque aggiunto che negli ultimi mesi del 2018, a valle dell’entrata in vigore del decreto “mille-proroghe”, l’Arbitro si è occupato anche di valutare le richieste di risarcimento presentate dai risparmiatori delle due banche venete in liquidazione (e delle loro controllate) e delle quattro banche in risoluzione dal 2015: riconosciuti 40 milioni di risarcimenti a 854 risparmiatori, nei limiti e secondo le modalità previste dal “mille-proroghe” (ristoro parziale del 30% e tetto massimo a 100 mila euro).

 

Come evitare di dover ricorrere all’ACF

C’è una sola regola, e la ricorda il presidente dell’ACF Gianpaolo Barbuzzi. “I risparmiatori”, dice, “devono avere maggiore consapevolezza dei propri diritti e mettersi in condizione di comprendere l’investimento che stanno valutando. Fare domande prima di decidere riduce il rischio di contenziosi”.

Lato intermediari, “occorre dare sostanza alle regole, superando l’approccio del mero adempimento formale”, ancora prevalente tra gli operatori.

 



1 – L’investitore pigro rischia grosso

Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

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