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Asset Allocation di gennaio: un inizio di 2020 “col botto”

L’eredità del 2019…

L’anno appena passato è stato caratterizzato da un rallentamento sensibile dal commercio mondiale e dell’attività manifatturiera, ma l’economia globale ha tenuto meglio del previsto grazie al settore dei servizi ed ai consumi. Secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, il PIL mondiale del 2019 dovrebbe chiudersi in linea con la media storica (+3,6). In questo contesto l’azionario ha chiuso con performance stellari, rinvigorito dalle decisioni delle banche centrali e dai positivi sviluppi sul fronte Cina – Stati Uniti. Bene anche l’obbligazionario.

 

grafico_ao_focus_pil_gennaio_20 | amCharts

 

Banche centrali (come sempre) protagoniste, quindi. Sia nell’Eurozona che negli Stati Uniti i rispettivi istituti hanno (ri)preso una strada più accomodante. La BCE ha riattivato il QE e tagliato il tasso sui depositi, mentre la FED ha sospeso le operazioni del QT1 e ha anch’essa operato diversi tagli al tasso d’interesse principale. A sostegno dell’economia si è spesa anche la banca centrale cinese, che ha messo in atto una serie di operazioni accomodanti.

Il 2019 è stato anche l’anno della presa di coscienza sui problemi climatici: agenzie di rating e società private si stanno sempre più muovendo in questa direzione, valutando investimenti e operazioni anche sotto quest’ottica “ESG”. Meno decisi sono sembrati i Governi, come emerso dal fallimento del vertice di Madrid (COP25), concluso senza un accordo sul taglio alle emissioni dei gas serra.

 

Grafico del… decennio

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da tante novità, sotto ogni fronte. Dalla crisi dell’Eurozona, al “whatever it takes” dell’ex presidente della Bce Mario Draghi fino alle ultime ondate “protezionistiche”, sfociate nella Brexit e nella Trade War. Lasciando da parte la politica e le sue implicazioni, le banche centrali con le loro politiche (ultra) accomodanti sono state al centro dell’attenzione finanziaria, e i riflessi delle loro azioni sono tangibili sui livelli dei rendimenti obbligazionari nella maggior parte dei Paesi sviluppati.

 

grafico_ao_focus_gennaio_20 | amCharts

 

I fattori che influiscono sui livelli dei tassi d’interesse li conosciamo: le politiche monetarie, il calo della produttività, l’impatto della tecnologia sui costi di produzione, una popolazione mondiale sempre più anziana, risparmiatrice e poco propensa al rischio.

 

Le attese per il 2020

Sicuramente sarà un anno per “cuori forti”: Stati Uniti, Brexit e Trade War continueranno a tenere banco. Andiamo con ordine.

In questi primi giorni dell’anno, la tensione è salita alle stelle in Medio-Oriente. L’uccisione con un drone statunitense del generale iraniano Qasem Soleimani ha portato il conflitto Iran – Stati Uniti ad un nuovo livello, inasprendo le tensioni in un’area del mondo decisamente delicata. Occhi puntanti sul petrolio, materia prima sensibile a questo tipo di fattori, e all’oro, bene rifugio per eccellenza.

Sempre dagli Stati Uniti, ma in tema Trade War, le novità non mancano. La data da segnare è quella del prossimo 15 gennaio, giorno per il quale è attesa la firma sulla “fase 1” del negoziato tra le due potenze. Non si hanno ancora notizie ufficiali, ma la Cina pare si voglia impegnare ad acquistare annualmente almeno 40 miliardi di dollari di prodotti agricoli statunitensi. Di risposta gli Stati Uniti dovrebbero abbassare i dazi (dal 15% al 7,5%) su 120 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Si allentano le tensioni con la Cina ma si inaspriscono con altri paesi. Con il Brasile e l’Argentina Trump ha introdotto nuovi dazi sulle importazioni di ferro e alluminio, mentre verso l’Europa l’osservato speciale è la Francia, “colpevole” di aver imposto una digital tax ai giganti tech statunitensi.

Ancora Stati Uniti. Con l’arrivo del 2020, in pieno processo di impeachment, siamo entrati nell’anno delle presidenziali americane del prossimo novembre. È ancora presto per scoprire il contendente di Trump alla Casa Bianca, certo è che le mosse dell’attuale presidente saranno (anche) da leggere in funzione di questo importante appuntamento.

Stati Uniti barometro del mondo quindi, ma non solo. Il 2019 si è concluso positivamente per il primo ministro inglese, Boris Johnson, che alle elezioni di dicembre ha trionfato ottenendo una inattesa maggioranza a Westminster. Superato l’ostacolo della votazione sull’accordo ora trovato, già approvato dalla Casa dei Comuni (la camera con i poteri più forti del Parlamento inglese), l’uscita del Regno Unito dall’Unione avverrà formalmente il prossimo 31 gennaio. Successivamente prenderà il via il periodo di negoziazione con Bruxelles sulle future relazioni tra le due aree che, a detta di Johnson, non dovrebbe andare oltre il 2020. Stay tuned.

Nonostante tutti questi fattori d’incertezza di natura politica il contesto economico rimane positivo; sul fronte manifatturiero si iniziano a intravedere i primi segnali di miglioramento e gli analisti hanno smesso di preoccuparsi di una imminente recessione USA.

 



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Valutazione per asset class

Andando ad osservare le valutazioni delle asset class, l’odierna situazione non si discosta troppo dalla dinamica degli ultimi mesi. L’azionario si presenta complessivamente in migliore salute rispetto all’obbligazionario e alle commodities.

Tra l’azionario sviluppato ed emergente, le migliori valutazioni le troviamo sul primo, con il mercato europeo e dell’Asia-Pacifico in buona salute. Per gli emergenti ancora positiva la realtà per la Russia. A livello settoriale da segnalare il peggioramento per i settori a maggior carattere difensivo2. Sull’obbligazionario migliora la dinamica per il segmento governativo emergente rinvigorito dalle decisioni della FED e dal conseguente calo del dollaro Usa. Più debole il mercato europeo.

Per le materie prime occhi puntati sui metalli preziosi e sull’agricoltura, debole invece la realtà per gli energetici.

 

multicriteria_asset_allo_gennaio | amCharts

 

I portafogli

Le nubi che hanno caratterizzato il primo semestre del 2019 si sono rivelate maggiormente di carattere politico, ragion per cui la scelta di non modificare strategicamente l’asset allocation delle nostre soluzioni, riducendo il peso della componente azionaria, si è rivelata vincente. Nell’ultimo anno i portafogli hanno registrato una performance (lorda) media del 15%, con le soluzioni più a carattere azionario e orientate al lungo termine a registrare i risultati migliori. Analogo discorso per l’ultimo mese, dove la recente ondata di volatilità a seguito delle tensioni in Medio-Oriente, ha dato nuova spinta anche alle soluzioni più difensive, caratterizzate dai classici beni rifugio: oro e bond governativi.

Dato lo scenario sopra delineato e i risultati ottenuti, non è stata apportata alcuna modifica ai portafogli, sia in chiave strategica che in chiave tattica.

 

Portafogli Tematici
Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.

 

Portafogli Tematici Perf. 1 mese Perf. 3 mese Sortino Ratio
Etico 0,73% 6,77% 1,09
Intermedio 0,75% 4,28% 1,45
Euro OK 0,91% 5,74% 1,56
MegaTrends 3,36% 17,41% 1,21
Lazy 1,65% 6,01% 2,56
Tempo Stabile 2,18% 10,12% 1,06
Euro Tsunami 1,28% -0,57% 0,79


*Sortino Ratio da avvio

 

 

Portafogli Tattici
Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.

 

Portafogli Tattici Perf. 1 mese Perf. 3 mese Sortino Ratio
Tattico Rischio Medio 0 – 18 mesi 1,07% 2,59% 1,27
Tattico Rischio Medio 18 mesi – 3 anni 1,24% 4,61% 1,18
Tattico Rischio Medio Oltre 3 anni 1,06% 5,68% 1,19
Tattico Rischio Basso 0 – 18 mesi 0,15% -1,40% 0,98
Tattico Rischio Basso 18 mesi – 3 anni 1,29% 4,66% 1,17
Tattico Rischio Basso Oltre 3 anni 0,71% 5,13% 1,08
Tattico Rischio Alto 0 – 18 mesi 1,24% 2,61% 1,16
Tattico Rischio Alto 18 mesi – 3 anni 0,71% 4,63% 1,16
Tattico Rischio Alto Oltre 3 anni 1,40% 7,35% 1,20


*Sortino Ratio da avvio

 

 

Portafogli Obiettivo
Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.

 

Portafogli Obiettivo Perf. 1 mese Perf. 3 mese Sortino Ratio
Reddito Dinamico 0-5 anni 0,66% 0,79% 1,30
Reddito Dinamico 5-10 anni 0,66% 1,75% 1,18
Reddito Dinamico oltre 10 anni 0,84% 2,20% 1,04
Reddito Difensivo 0-5 anni 0,34% 0,61% 1,34
Reddito Difensivo 5-10 anni 0,59% 1,22% 1,21
Reddito Difensivo oltre 10 anni 0,72% 1,62% 1,10
Pensione Dinamico 0-7 anni 1,08% 2,65% 1,48
Pensione Dinamico 7-20 anni 1,61% 5,60% 1,31
Pensione Dinamico oltre 20 anni 1,28% 6,14% 1,19
Pensione Difensivo 0-7 anni 0,94% 1,66% 1,60
Pensione Difensivo 7-20 anni 1,47% 4,58% 1,42
Pensione Difensivo oltre 20 anni 1,61% 5,60% 1,31
Figli Accumulo 0-5 anni 1,11% 3,02% 1,53
Figli Accumulo 5-10 anni 1,51% 4,79% 1,45
Figli Accumulo oltre 10 anni 1,78% 6,84% 1,40
Figli Reddito 0-5 anni 0,68% 3,36% 1,46
Figli Reddito 5-10 anni 0,98% 4,86% 1,48
Figli Reddito oltre 10 anni 1,09% 6,66% 1,41


*Sortino Ratio da avvio

 

 



1 – 4 domande sulla riduzione di bilancio della FED
2 – #ABCfinanza: qual è la differenza tra settori ciclici e difensivi?

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Ultimi commenti
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    Come posso consultare l’asset allocation in funzione del tempo di investimento/rischio? nei vostri report viene evidenziato il portafoglio proposto, in funzione del rischio BASSO-MEDIO-ALTO di investimento (sezione INVESTIRE) ma non è selezionabile il TEMPO (anche se implicito)! C’è una sezione in cui è possibile consultare un portafoglio più personalizzato? Prima con un login accedevo alla mia area personale….
    Tattico Rischio Medio 0 – 18 mesi 1,07% 2,59% 1,27
    Tattico Rischio Medio 18 mesi – 3 anni 1,24% 4,61% 1,18
    Tattico Rischio Medio Oltre 3 anni 1,06% 5,68% 1,19
    Tattico Rischio Basso 0 – 18 mesi 0,15% -1,40% 0,98
    Tattico Rischio Basso 18 mesi – 3 anni 1,29% 4,66% 1,17
    Tattico Rischio Basso Oltre 3 anni 0,71% 5,13% 1,08
    Tattico Rischio Alto 0 – 18 mesi 1,24% 2,61% 1,16
    Tattico Rischio Alto 18 mesi – 3 anni 0,71% 4,63% 1,16
    Tattico Rischio Alto Oltre 3 anni 1,40% 7,35% 1,20

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