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Cosa significa che i tassi delle banche sono negativi

Si è tornato in queste settimane a parlare dei tassi negativi, dopo che la Federal Reserve ha escluso questa possibilità. Ma cosa comporta esattamente la decisione di applicare tassi d’interesse negativi sui depositi?

Partiamo innanzitutto dalla definizione di tasso di interesse.

Il tasso di interesse è un costo, più precisamente il costo del denaro che riceviamo in prestito. Pensate a quando avete deciso di acquistare casa attraverso un mutuo: il tasso di interesse è il premio che dovete pagare alla banca per avervi fornito il servizio. In casi come questi, ossia quando dobbiamo pagare una fee (in aggiunta alle rate) a chi ci concede un prestito, parliamo di tassi di interesse passivi. I tassi di interesse attivi, invece, sono quelli che la banca ci deve se, anziché chiederle soldi, ne depositiamo presso di lei, aprendo un conto o chiedendo di investirli.

La funzione del tasso di interesse è proteggere chi presta denaro dal rischio di non rivederlo indietro e incentivare chi ne ha in eccesso a depositarlo in banca, in modo che quest’ultima possa reinvestirlo in attività produttive iniettando liquidità nel sistema.

Questo in teoria. In realtà, il meccanismo ha funzionato in questo modo fino a 5 anni fa, quando l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha deciso che Francoforte avrebbe applicato tassi negativi sui depositi. La decisione della BCE ha comportato che le banche commerciali non ricevessero più una remunerazione per depositare i propri capitali ma al contrario pagassero.
 

Ma perché una scelta simile? Quali le conseguenze?

Partiamo da queste ultime, per poi risalire alla causa principale.

Le banche, finché i tassi di deposito sono stati remunerativi, hanno preferito tenere i capitali al sicuro in pancia alla Bce: rischi zero e guadagno certo. Una vera pacchia. Oggi la situazione è cambiata e l’idea di dover pagare per tenere i soldi al sicuro spinge le banche a tornare a fare le banche, erogando credito. L’applicazione di tassi negativi sui depositi è una sorta di monito con in quale la BCE spinge gli istituti finanziari a utilizzare il denaro per sostenere imprese e famiglie, anziché depositarlo con la certezza di ricavarci un guadagno fine a sé stesso.

 

Ma è normale?

No, non lo è. L’applicazione di tassi negativi è una manovra straordinaria di politica monetaria finalizzata a stimolare l’economia. Le banche centrali l’adottano quando uno o più paesi si trovano in stagnazione, quando hanno davanti una situazione economica in cui il prodotto interno lordo e il reddito pro capite non accennano a crescere.

Non bisogna però dimenticare che questo tipo di politica monetaria influenza e determina un altro importante indicatore economico, di cui sentiamo spessissimo parlare: l’inflazione.

 

 

Parliamo di inflazione

Anche se l’inflazione significa un aumento dei prezzi di beni e servizi, e quindi qualcosa di potenzialmente negativo per il consumatore, è necessaria e in particolare, secondo la Bce, dovrebbe essere “vicino ma inferiore al 2%”. Nel medio termine, infatti, una situazione di inflazione negativa (o deflazione) rischia di congelare le spese delle persone: perché comprare oggi, se domani costerà meno? Questo potrebbe generare una spirale inflazionistica: minori consumi portano a minori ricavi, le aziende vanno in crisi e sono costrette a licenziare.

Normalmente, per battere la bassa inflazione (quando i prezzi di beni e servizi, con il tempo, crescono di pochissimo) o la deflazione (e cioè un periodo in cui i prezzi di beni e servizi, con il tempo, non crescono, ma diminuiscono), le banche centrali attuano una politica monetaria espansiva, aumentando la moneta in circolazione, e questo normalmente fa aumentare investimenti e prezzi, riportando la situazione a livelli di inflazione “normali”. Se però questo non dovesse bastare, le banche centrali possono ricorrere alla strategia dei tassi negativi, appunto. Si tratta di una spinta, indiretta, a usare il denaro investendolo sul mercato — in azioni, obbligazioni, creazione di imprese o spese correnti — e a non lasciarlo in depositi bancari (che, invece di garantire un aumento del capitale, con un tasso negativo chiedono di fatto di “pagare per lasciare i soldi in banca”).

Cinque anni dopo l’inizio della politica della BCE di tassi negativi, quindi, si può tentare di fare un bilancio, consapevoli che il coronavirus è una valida ragione a proseguire, o addirittura approfondire, le politiche finora seguite. E questo potrebbe mettere in crisi l’ultimo tabù che, per una serie di ragioni, ancora regge nonostante le situazioni di emergenza: quello che i tassi dei conti correnti dei risparmiatori possano essere portati in territorio negativo. Se ne parla e se ne è parlato e si vedono già alcuni esempi.

Ma sarebbe poi così strano? Le banche forniscono un servizio custodendo i nostri risparmi. Vivendo in un mondo che scambia denaro a tassi negativi, è davvero impensabile che questa voce di costo che le banche sopportano sulle riserve in eccesso presso la banca centrale finisca sulle spalle dei piccoli risparmiatori? Potrebbe non essere poi così controintuitivo, appartiene alla logica del Quantitative Easing l’idea che siano coloro che hanno le risorse a doversi fare carico del costo del debito altrui, perché questo favorisce sia la stabilità.

Resta comunque il grande problema delle politiche straordinarie, e quella dei tassi negativi lo è sicuramente: non si sa mai come andrà a finire, né quando, ma non possiamo escludere che i risparmiatori saranno chiamati a pagarne il conto un giorno.

 



1 – #ABCFinanza: tassi d’interesse e capitalizzazione composta
2 – #ABCFinanza: cos’è il rischio di un investimento?
3 – Obbligazioni e tassi d’interesse: il ritorno alla normalità

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Ultimo commento
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    Le banche “forniscono un servizio” “custodendo” i nostri risparmi ????

    Ma che cosa devo leggere!!!

    Quindi, dei soldi depositati in conto, le banche non se ne fanno nulla, non li investono, li tengono lì ad ammuffire, me li custodiscono con diligenza, come il servo della parabola dei talenti che tiene i soldi ricevuti dal padrone sotterrati nel terreno?

    Se così fosse, per i risparmiatori il problema dei fallimenti bancari non esisterebbe, potendo certamente disporre dei propri risparmi anche qualora la banca dovesse andare gambe all’aria! I soldi sarebbero tutti lì, sul conto, in attesa di essere prelevati…

    Ma per favore!!!

    I soldi che noi depositiamo vengono usati dalle banche, e siamo noi, piuttosto, che formiamo un servizio alla banche!

    Se poi, in un mondo in cui tutto va alla rovescia, si vuole a tutti i costi capovolgere la realtà delle cose e giustificare le sempre crescenti richieste di denaro che le banche in difficoltà cercano di spillare ai propri clienti, allora diciamo pure che le banche ci “offrono un servizio” e che noi dobbiamo pagarlo!

    Così, se chiediamo un prestito alla banca, lo paghiamo. Se prestiamo i soldi alla banca, paghiamo ancora per il servizio di custodia… Insomma cornuti e mazziati!!!

    E allora, se vogliamo davvero (sperare di) guadagnare qualcosa con i nostri sudati risparmi, beh, l’unica possibilità rimasta è di investire in borsa… con lo Stato che, se guadagni, è pronto a tendere la mano per portarti via la sua parte, e se invece perdi, allora sono solo cavoli tuoi!

    Insomma, dalla padella alla brace!

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