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TFR e fondo pensione: come cambia la tassazione

TFR, meglio in azienda o in un fondo pensione?

“Manca una analisi importante e riguarda la diversa tassazione del TFR se trasferito al fondo o se si lascia in azienda”. La critica – costruttiva, e da noi molto apprezzata – è arrivata da un lettore dopo che abbiamo pubblicato la nostra breve guida al Trattamento di Fine Rapporto1.

In realtà, questo è un tema di cui avevamo già in animo di occuparci. Lo abbiamo lasciato da parte solo perché, dal nostro punto di vista, meritava un approfondimento a sé. E infatti, eccolo qua (precisando fin d’ora che su questo, come su altri aspetti, torneremo ancora).

 

Calcolare la tassazione e il TFR netto

Il TFR può essere lasciato in azienda o destinato a un fondo pensione. Quello lasciato nelle casse dell’azienda è soggetto a tassazione separata, che scatta non in fase di maturazione ma al momento della liquidazione, quindi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro opera come sostituto d’imposta e, dunque, non va a erogare al dipendente il Trattamento di Fine Rapporto lordo, ma il netto già tassato. Il TFR lordo – lo abbiamo già visto – si ottiene sommando quanto accantonato per ogni anno di lavoro, ovvero la retribuzione lorda annua divisa per il parametro fisso 13,5, più relativa rivalutazione.

Partendo da ciò, come si calcola il netto? Lo vediamo prendendo come esempio il caso del signor Gino, che in 30 anni di servizio ha accantonato la considerevole cifra di 100 mila euro di TFR lordo. Per capire quanto gli spetta di netto, bisogna innanzitutto ricavare la base imponibile, ovvero la quota del lordo soggetta a tassazione secondo i vari scaglioni IRPEF.

Tale base imponibile si ottiene moltiplicando il TFR lordo per il parametro fisso 12 e dividendo poi il risultato per gli anni di servizio. Quindi:

(100.000*12)/30 = 40.000

La base imponibile ammonta a 40.000 euro. A tale somma va applicata l’aliquota IRPEF vigente nell’anno in cui il signor Gino chiede il suo TFR, posto che gli scaglioni sono questi:

  • sotto i 15.000 euro: 23%
  • da 15.001 a 28.000 euro: 27%
  • da 28.001 a 55.000 euro: 38%
  • da 55.001 a 75.000 euro: 41%
  • oltre i 75.001: 43%

Considerato, come ci hanno fatto notare i nostri attenti lettori (che ringraziamo), che per la fascia tra i 28.001 e i 55.000 euro l’aliquota IRPEF è fissata al 38% ma che l’applicazione avviene in maniera progressiva (il 27% vale cioè solo per la parte di reddito eccedente i 15 mila euro, il 38% solo per quella eccedente i 28 mila, eccetera), il risultato sarà il seguente:

[(15.000*23)/100] + [(13.000*27)/100] + [(12.000*38)/100] = 11.520

In altre parole, su 100.000 euro di TFR lordo maturato e lasciato in azienda, il datore di lavoro – agendo da sostituto di imposta – dovrà versare al fisco 11.520 euro. E il TFR netto sarà così determinato:

100.000-11.520 = 88.480

Seguirà il ricalcolo da parte dell’Agenzia delle Entrate, in base all’aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è cessato il rapporto di lavoro.

E destinando il Trattamento di Fine Rapporto a un fondo pensione, invece?

 

 

TFR al fondo pensione: cosa cambia per il fisco?

Oltre a maturare il diritto a una pensione pubblica, nel corso della sua vita lavorativa il dipendente può gettare le basi per una futura pensione integrativa. Per esempio, versando contributi a un fondo pensione chiuso o aperto, oppure investendo in un PIP o in un PAC. Tra i contributi che è possibile versare in un fondo pensione c’è, appunto, il TFR.

Il Trattamento di Fine Rapporto versato dal 2007 in poi al fondo di previdenza e incassato al momento del pensionamento come rendita o come capitale sarà assoggettato a una ritenuta a titolo d’imposta del 15%.

Ma attenzione: questa percentuale si riduce in funzione dell’anzianità di partecipazione al sistema della previdenza complementare. Se l’anzianità supera i 15 anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno di successiva partecipazione, fino a un massimo di 6 punti percentuali: con 35 anni di partecipazione, l’aliquota cala quindi al 9%.

Anche volendo, dunque, il signor Gino non avrebbe fatto in tempo a salire su questo treno: ma ipotizzando che i suoi figli svolgano un lavoro dipendente che consenta loro di maturare nel tempo un TFR altrettanto corposo, forse per loro la destinazione del TFR al fondo pensione – salvo profonde revisioni legislative – potrebbe rivelarsi la scelta migliore.

 

I vantaggi fiscali della previdenza complementare

Nell’ottica di spingere i contribuenti verso forme di previdenza complementari all’assegno pensionistico pubblico, il legislatore ha previsto anche altre agevolazioni fiscali, che è importante conoscere per fare le opportune valutazioni.

In particolare, nella fase di accumulo esiste la possibilità di dedurre dal reddito complessivo annuo i contributi versati al fondo pensione – sottraendoli quindi dalla base imponibile per il calcolo dell’imposta dovuta – fino a un massimo di 5.164,57 euro. Ciò potrebbe consentire di scendere di scaglione IRPEF, a un’aliquota più vantaggiosa. Altra nota interessante: il Trattamento di Fine Rapporto destinato al fondo non concorre al limite della deducibilità fiscale, ovvero i 5.164 euro e rotti di cui sopra.

Nel frattempo, i contribuiti che confluiscono nel fondo pensione generano rendimenti. I quali sono soggetti a un’imposta del 20%, a fronte del 26% previsto per la maggior parte delle forme di risparmio di tipo finanziario. Sulla parte di rendimento che deriva da titoli di Stato e similari la tassazione è anche più bassa, del 12,5%.

Ultimo, ma non per importanza: il TFR versato nella forma pensionistica è al lordo delle imposte, quindi una volta investito nel fondo può contribuire in tutta la sua interezza a produrre rendimenti.

 

Nota a margine: rendimenti vs. rivalutazione

Come abbiamo spiegato la volta scorsa, al 31 dicembre di ogni anno, tranne il primo, il TFR maturando subisce un ritocco al rialzo in base al tasso fisso dell’1,5%, cui si aggiunge il 75% dell’aumento dell’inflazione rilevato per l’anno precedente.

Questa rivalutazione automatica è una certezza. Mentre il rendimento potenziale nell’eventuale investimento nel fondo pensione non lo è, ovviamente. Tuttavia, come si apprende dall’ultima relazione annuale della COVIP2, nell’arco dell’ultimo decennio, pur con tutta la crisi finanziaria intervenuta, il rendimento cumulato dei fondi pensione è stato decisamente più interessante della rivalutazione complessiva del TFR lasciato in azienda (complice anche l’inflazione anemica degli anni più recenti).

 

TFR e fondi pensione | amCharts

 

Nel solo 2017, si legge nella relazione COVIP, “i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica, superando il tasso di rivalutazione del TFR”.

 



1 – TFR: che cos’è, come si calcola, quando e a chi spetta
2 – Relazione per l’anno 2017, fonte: COVIP

Scritto da

Nata a Rieti, gli studi universitari a Roma, lavora a Milano dal 2007. Dopo un'esperienza di quattro anni in Class CNBC, canale televisivo di economia e finanza del gruppo Class Editori, si è spostata in Blue Financial Communication, casa editrice specializzata nei temi dell'asset management e della consulenza finanziaria. A dicembre 2017 si è unita al team di AdviseOnly.

Ultimi commenti
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    Tutto molto chiaro, ma la tassazione dovrebbe essere a scaglioni quindi non 40.000 x 38%, ma 15000*0.23 + 13000*0.27 + 12000*0.38

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      Anche io ho notato la stessa cosa di Vinicio, vanno applicate le aliquote seguendo l’aliquota vigente per ogni scaglione

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    concetti chiari, ma il calcolo della tassazione del TFR è sbagliata.

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        Il calcolo è sbagliato il sig. Gino con eur 100.000 di tfr accantonato riceverà eur 67.630- .( 15000×23%)+(13000×27%)+(17000×38%)+20000×41%)+(25000×43%)=3450+3510+6460+8200+10750=32370. 100.000-32370=67630. TFR netto percepito poco più della metà’

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    Non ho capito la base imponibile per il tfr in fondo pensione, nell’esempio il sig Gino pagherebbe il 15% o 9% su 100.000 o su 40.000 ?

    Grazie e un caro salto

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    Forse sarebbe da chiarire meglio che la tassazione del tfr lasciato in azienda operata dal datore di lavoro è provvisoria e andrà tassato ulteriormente e per intero in fase di dichiarazione dei redditi, in cui ovviamente farà cumulo con il resto del reddito. Perchè messa così sembra più conveniente dal punto di vista fiscale lasciarlo in azienda, cosa tutt’altro che vera.

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        Ci sono passato in mezzo già è trovo assolutamente ridicolo nonché sbagliato che ci sia da fare un ricalcolo a parte dell’agenzia. Perché viene consentito al datore di lavoro di applicare una tassazione più favorevole ( solo per lui così va vedere che il netto è più alto) salvo poi il detto ricalcolo fa aumentare la tassazione facendo la media delle aliquote sugli ultimi 5 anni?. Se quella è l’interpretazione dell’agenzia ed è regola nota perché non obbligare a quel calcolo da subito. Risultato i dipendenti vengono presi in giro, tutti vanno a chiedere lumi all’agenzia, spesso cercano di fare causa all’azienda che ha sbagliato, il che non è vero. Sono andato a fondo della questione è all’ufficio imposte mi hanno detto che avevano assolutamente ragione ed tc sa nota ma nessuno si preoccupa……ok sappiamo in che paese viviamo. Ed ho aggiunto 15000 di tasse non previste ne comunicate. Siamo incorreggibili

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    seguente:

    [(15.000*23)/100] + [(13.000*27)/100] + [(12.000*38)/100] = 11.520

    In altre parole, su 100.000 euro di TFR lordo maturato e lasciato in azienda, il datore di lavoro – agendo da sostituto di imposta – dovrà versare al fisco 11.520 euro. E il TFR netto sarà così determinato:

    100.000-11.520 = 88.480

    Ma il calcolo va fatto sul 100.000 non su 40.000!

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    Fermo restando il vantaggio della miglior tassazione dei fondi pensione (finché il Governo non la alzerà nuovamente come ha già fatto), sarebbe interessante fare un confronto con l’investimento in “stupidi” ETF uno obbligazionario euro e uno azionario World e vedere le differenze con i fondi pensione. Escludiamo i PIP che per gli elevati costi non sono neanche da prendere in considerazione. Senza dubbio si aprono altre valutazioni. L’unico rischio è che potendo prelevare in qualsiasi momento il capitale il risparmiatore preleva tutto prima della pensione mandando in fumo tutto il programma pensionistico.

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    Gent.ma dotts.ssa Paulucci
    In merito alla seguente affermazione “Altra nota interessante: il Trattamento di Fine Rapporto destinato al fondo non concorre al limite della deducibilità fiscale, ovvero i 5.164 euro e rotti di cui sopra.” , le chiederei una chiarimento : cosa intende con “…non concorre al limite…” ? Che posso versare qualsiasi quantità di tfr maturato e/o maturando nel fondo pensione ?

    Ringraziandola per il supporto, saluto cordialmente

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    Buongiorno, sono un lavoratore dipendente con 32 anni di anzianità e il tfr lasciato in azienda. Adesso un amico assicuratore mi ha proposto di versare il tfr futuro in un fondo pensione. Verso all’ incirca €2300 di tfr all’anno. Con questi dati mi conviene tenerlo in azienda o versarlo al fondo pensione? Grazie

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    Buongiorno,
    avrei una domanda: ho versato per 12 anni i miei risparmi su un fondo pensionistico (Orizzonte previdenza di Allianz), arrivato a riscuotere la rendita mi viene tassata al 15%. Facendo notare che non mi è stato versato nessun TFR e/o contributi dal datore di lavoro quindi, solo i miei risparmi già tassati e ritassati, vengono ritassati x l’ennesima volta? E’ vero che ho avuto una detrazione fiscale ma questa tassazione se la rimangià, perciò la mia domanda: vale veramente la pena di fare tutto ciò?
    Grazie per il suo riscontro.
    Cordiali saluti,
    Salvatore

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    Buongiorno, gentilmente avrei una domanda da sottoporle: versando al fondo tutto il tfr maturato al 31/12/2019 e andando in pensione con quota 100 alla fine di quest’anno, quanto versato al fondo pensione mi verrà liquidato dopo qualche mese dalla presentazione della domanda di pensione o dovrò aspettare il raggiungimento dell’età a cui avrei dovuto andare in pensione in assenza di quota 100?
    Grazie mille ed ancora buona giornata, Giorgio

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    Vorrei sapere se la tassazione sul rimborso del capitale trascorsi 5 anni e pari al 15% si applica anche nei caso di cattiva gestione del fondo pensione ovvero quando il maturato è risultato essere inferiore al capitale versato.
    Grazie

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    Gentile Maria ho accumulato circa 40K€ sono lavoratore dipendente e vorrei ritirare 50% del TFR per un’investimento su seconda casa è possibile? Se si quanto sarebbe la tassazione?

    • Diana Bin

      Buongiorno Francesco,
      temo che la risposta sia negativa: nel caso in cui il Tfr sia rimasto in azienda, è possivbile richiedere un anticipo fino al 70% di quanto maturato (a patto di avere almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro), solo per
      – spese mediche
      – acquisto prima casa.
      Ulteriori ipotesi possono essere previste però da CCNL, accordi o prassi aziendali.
      Nel caso invece in cui il tfr sia versato in un fondo pensione, c’è la possibilità, dopo 8 anni nel fondo, di chiedere un anticipo pari al 30% senza dover giustificare il motivo.

      • Avatar

        Buongiorno,
        vi chiedo un cortese chiarimento, dal 2003 in fase di assunzione e nuovo datore di lavoro, ho scelto l’opzione di destinare tutto il TFR al Fondo pensione integrativo e niente in Azienda. Il prossimo anno in fase di uscita vorrei prendere il 50% come capitale ed il restante 50% di lasciarlo al Fondo in Rendita capitale. A quale aliquota sarò sottoposto ? Inoltre leggo sempre che nei conteggi di aliquota in caso di TFR destinato al Fondo si parte sempre dall’anno 2007; per me che ho destinato tutto il TFR dal 2003 cambia qualcosa? grazie mille dell’attenzione cordialità Calogero

        • Diana Bin

          Buongiorno,
          la invitiamo a contattare i commercialisti e gli esperti contabili del proprio datore di lavoro per verificare quanto richiesto.
          Grazie!

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            Buongiorno, seguirò il vs. consiglio, in effetti per il primo periodo fino al 2007 non è facile determinarla; invece sempre per il Trattamento di Fine Rapporto per tutto quello che ho versato dal 2007 in poi al fondo di previdenza con richiesta futura di percepirlo a titolo di riscatto totale o parziale , etc, a quale aliquota andrà sottoposto ? grazie ancora e saluti cordiali Calogero

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    Credo ci sia un grosso errore nel calcolo della tassazione del TFR quando lasciato in azienda.
    Il calcolo della base imponibile serve per determinare l’aliquota media da applicare a tutto il TFR.
    Nel caso dell’esempio abbiamo una base imponibile di 40.000€ che, considerando i vari scaglioni, porta a un’imposta di 11.520€. Da qui si ottiene un’aliquota media pari a 28,8%. L’azienda quindi applicherà questa aliquota su tutto il TFR ottenendo un netto di 71.200€ a fronte di un’imposta di 28.800€. In seconda battuta l’agenzia delle entrate valuterà l’aliquota media degli ultimi 5 anni per il ricalcolo del TFR.

    Calcolare l’imposta sulla base imponibile porterebbe a dei risultati senza senso.
    Facciamo finta Gino avesse lasciato l’azienda dopo solo un anno di lavoro. Ipotizzando la sua retribuzione costante nel tempo potremmo arrotondare il TFR maturato in un anno pari a 3.333,33€.
    Stando a quanto presente nell’articolo dovrei calcolare la base imponibile ottenendo (3333,33€*12)/1=40.000€ che come abbiamo visto porterebbe ad un’imposta di 11.520€. Quindi Gino su un TFR di 3.333,33€ dovrebbe pagare 11.520€ di tasse…seppur in Italia mi sembra un po’ troppo 🙂
    Adottando, invece, la base imponibile per determinare l’aliquota media avremmo, come visto prima, un’aliquota del 28,8% che porterebbe Gino ad incassare 2.393,33€ a fronte di un’imposta di 940€.

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    Come già scritto in un commento che avete rimosso, il calcolo della tassazione del TFR è decisamente sbagliata. La base imponibile serve per identificare l’aliquota media da applicare a tutto il TFR lordo.
    Considerando che il TFR annuo corrisponde a circa una mensilità la formula “(TFR lordo x 12)/anni di lavoro” ci fornisce la RAL media percepita dal lavoratore e su questa, appunto, viene calcolata l’aliquota da applicare.

    Nell’esempio di Gino la base imponibile di 40.000€ comporterebbe una trattenuta IRPEF di 11.520€ che equivalgono a una aliquota media del 28,8%. Ne consegue che al TFR di Gino di 100.000€ verrà applicato il 28,8% che equivale ad una tassazione di 28.800€.

    L’errore del calcolo riportato nell’articolo è molto più evidente se provassimo a calcolare la tassazione del TFR di Gino se, per assurdo, avesse lavorato solo un anno.
    Ipotizzando che Gino avesse dato le dimissioni dopo un anno di lavoro il suo TFR sarebbe stato di 3.333,33€ (considerando il suo stipendio costante negli anni e senza considerare la rivalutazione del TFR).
    Se andiamo a calcolare la base imponibile avremmo (3.333,33*12)/1= 40.000. Il risultato non ci sorprende perché come detto prima la base imponibile equivale alla RAL media quindi se lavorando 30 anni Gino ha avuto una RAL media di 40.000€ ne cosnsegue che in un anno avrà la stessa RAL media.
    Se a questo punto calcolassimo la tassazione sulla base imponibile risulterebbe che Gino, lavorando solo un anno in quella azienda, dovrebbe pagare 11.520€ di tasse a fronte di un TFR di 3.333,33€ che, pur essendo in Italia, mi sembra un tantino esagerato.
    Come detto, invece, la base imponibile ci indica l’aliquota media da applicare al TFR. Quindi Gino dovrà pagare il 28,8% dei 3.333,33€ che equivale a 960€.

    Credo che l’articolo andrebbe rivisto perché così da informazioni sbagliate e fuorvianti a chi, invece, sta cercando delle risposte su temi complessi.

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    Il calcolo della tassazione del TFR è sbagliato.
    Dopo due segnalazioni non è stato corretto l’articolo e sono stati cancellati i miei commenti. Evidentemente volete dare informazioni errate ai lettori.

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    Il calcolo della tassazione del TFR è errato. La base imponibile serve per individuare l’aliquota media che poi andrà applicata a tutto il TFR. Nel caso dell’esempio si ha un’aliquota media del 28,8% e quindi Gino dovrà pagare 28.800€ di tasse a fronte di un TFR di 100.000€.
    Calcolare la tassazione come se fosse quella della base imponibile è un errore madornale. Risulterebbe che una persona che lavora un solo anno, allo stesso stipendio di Gino, avrebbe un TFR di 3.333,33€ e su questo dovrebbe pagare 11.520€ di tasse. Mi pare un po’ assurdo.

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    Ma siete proprio sicuri dei conti che avete fatto?

    “””
    In altre parole, su 100.000 euro di TFR lordo maturato e lasciato in azienda, il datore di lavoro – agendo da sostituto di imposta – dovrà versare al fisco 11.520 euro. E il TFR netto sarà così determinato:

    100.000-11.520 = 88.480
    “”

    Quindi si andrà a pagare solo l’11,5% di tasse? credo che abbiate fatto un po’ di confusione fra RAL e TFR maturato…

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    Buongiorno vorrei un chiarimento sul ricalcolo da parte dell’ agenzia delle entrate in riferimento alla aliquota media degli ultimi 5 anni in caso di liquidazione del TFR. Se la tassazione della base imponibile è a scaglioni come può questo ricalcolo creare così tanto differenza di imposta da versare. Mi viene in mente solo la presenza di reddito diversi da quelli da lavoro o un forte aumento reddituale.

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    Buongiorno desidererei un chiarimento. La tassazione sul fondo pensione viene fatta sul rendimento maturato o sul totale (versamenti effettuati , aziendali e aderente + interessi maturati)?
    Grazie
    Aldo

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