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Qual è stato l’impatto della pandemia sulle casse dell’INPS?

La pandemia di Covid è stata purtroppo la protagonista indiscussa del 2020 – e, per dirla tutta, anche di una parte del 2021 – con tutte le dolorose conseguenze che si è portata con sé in termini di perdita di vite umane e drammatiche difficoltà economiche.

L’emergenza ha influenzato moltissimi ambiti della vita delle persone e gran parte dei settori economici. E si è fatta sentire – con un duplice impatto – anche sulle casse dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, l’INPS. È proprio su quest’ultimo che ci concentriamo in questo articolo.

Da un lato – suona tremendo da dire, ma è tristemente vero – il maggior numero di decessi dovuto alla pandemia, letale soprattutto per la fascia più anziana della popolazione, ha “alleggerito” il bilancio dell’INPS in termini di pensioni che l’Istituto non dovrà più erogare.

Dall’altro lato, bisogna considerare i maggiori esborsi che l’Istituto ha sostenuto nei mesi scorsi per fronteggiare l’emergenza: indennità e congedi Covid, reddito di emergenza e, soprattutto, miliardi di ore di cassa integrazione.

 

Il triste effetto della pandemia sulle pensioni da erogare

Ma procediamo con ordine. A fare il calcolo del “risparmio” dell’INPS dovuto al minor numero di pensioni da erogare è stata una recente indagine del Corriere della Sera, che ha avuto una certa risonanza mediatica.

Il calcolo parte dal numero “record” di decessi registrati nel 2020: considerando tutte le cause di morte, sono stati 746.146, la cifra più alta dal secondo dopoguerra. Rispetto alla media registrata tra il 2015 e il 2019, pari a 645.619 decessi all’anno, si è verificato un “eccesso di mortalità” di 100.526 unità e, di queste, 75.891 sono state ufficialmente attribuite al Covid-19 (fonte: Istituto Superiore di Sanità).

Guardando alle classi di età, si legge in un comunicato diffuso da ISS/ISTAT, la parte preponderante delle vittime del Covid si è registrata in effetti nella fascia di età più anziana: il 30,3% (22.995 persone) tra i 65-79enni e il 61,7% (46.824 persone) tra gli over 80.

 
DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DEI DECESSI COVID NELL’ANNO 2020 (Fonte: Iss, sistema di sorveglianza integrata Covid-19)

Classi di età Maschi Femmine Totale
0-49 1,3 0,8 1,1
50-64 9,1 4,1 6,9
65-79 37,4 21,0 30,3
80+ 52,2 74,1 61,7
Totale 100,0 100,0 100,0

 

Considerando invece il dato più ampio, ovvero tutti i 100.526 decessi “in eccesso” rispetto alla media degli anni precedenti – è questo il dato su cui si è basato il calcolo di Corriere.it – le vittime con un’età uguale o superiore a 65 anni sono state 96.818, pari 96,3% dell’eccesso di mortalità complessiva (20.110 tra i 65-79enni e 76.108 over 80): tutte persone che, probabilmente, erano già pensionate.

Per calcolare gli effetti finanziari della minore spesa pensionistica, scrive Corriere.it, a questi sfortunati gruppi di anziani è stato attribuito il reddito pensionistico medio annuo lordo pubblicato dall’INPS nel Casellario dei pensionati. A questo punto, “sono state applicate le probabilità che la pensione della persona deceduta possa aver dato luogo a una pensione di reversibilità, con un’aliquota media di reversibilità nell’ipotesi dell’esistenza o meno di reddito proprio del coniuge superstite, oltre a tener conto della differenza media di età tra i coniugi”.

 

Cosa è emerso dai calcoli effettuati?

Ebbene, il risultato ci dice che, per il 2020, la riduzione della spesa pensionistica sostenuta dall’INPS è stata pari a 1,11 miliardi di euro. La cifra è stata poi proiettata per il decennio 2020-2029 sulla base delle aspettative di vita stimate dall’ISTAT nel 2019 (cioè un anno senza pandemia): gli anni di vita potenzialmente persi da queste vittime “anziane” del Covid sono in media circa 13 per i 20.110 morti con 65-79 anni di età e in media 7 per i 76.708 morti con più di 80 anni. È stata inoltre stimata la sopravvivenza statistica dei coniugi superstiti.

Ne è emerso che, per il decennio 2020-2029, l’INPS “risparmierà” quasi 12 miliardi di euro di spesa pensionistica, quasi tutti per effetto della pandemia (a cui si dovranno aggiungere i risparmi conseguiti allo stesso modo nel 2021).

Come accennato, però, l’emergenza Covid ha anche provocato un aumento delle spese dell’INPS – in questo caso concentrate, va detto, più sul breve termine – per sostenere cittadini e lavoratori nei mesi di lockdown.

 

Maggiore spesa per fronteggiare gli effetti della pandemia

Come scrive la stessa INPS in un comunicato diffuso a gennaio 2021, “a partire da marzo 2020, sulla base delle disposizioni di governo, l’Istituto ha erogato 33,5 miliardi in 10 mesi a supporto delle attività economiche e delle famiglie, con sostegni che hanno interessato circa 15 milioni di beneficiari”.

In particolare, per quanto riguarda la cassa integrazione l’Istituto ha autorizzato oltre 4 miliardi di ore Cig ed erogato complessivamente oltre 19 miliardi di euro dando copertura a 3,5 milioni di beneficiari con pagamento diretto e a 3,4 milioni con pagamento anticipato dall’azienda.

Inoltre, nell’ambito delle misure “Covid-19”, tra marzo e dicembre 2020 l’INPS ha gestito 6,2 milioni domande di bonus da 500, 600 e 1.000 euro con erogazioni a 4,2 milioni di beneficiari; oltre 1,3 milioni domande di bonus baby-sitting; 250mila estensioni di congedi parentali; 225mila pratiche di estensione della legge 104; 215mila bonus erogati a lavoratori domestici. A questo si aggiungono le azioni di sostegno economico attraverso il Reddito di Cittadinanza, con oltre 1,5 milioni di nuclei familiari raggiunti nel 2020 e la gestione della proroga dei pagamenti della Naspi /DisColl.
 

 
Tirando le somme, il pre-rendiconto presentato dal Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza dell’INPS dice che il saldo finanziario dell’Istituto di previdenza sociale italiano nel 2020 è negativo per 5,7 miliardi. Il dato è migliore delle previsioni diffuse a fine 2020, ma peggiore di 12 miliardi rispetto al 2019. Il gettito contributivo nell’anno, a causa della pandemia, è stato pari a 225,5 miliardi, in diminuzione di 11 miliardi su anno.

“Pur in considerazione del fatto che questi dati sono da ritenersi ancora provvisori, e quindi suscettibili di variazione nel corso delle operazioni di chiusura contabile, si evidenzia complessivamente un’attenuazione delle più negative previsioni rispetto a quelle elaborate nell’ottobre scorso”, si legge nel rapporto.

Insomma, nel 2020 è andata meno peggio di quanto inizialmente previsto, ma in definitiva l’INPS non se l’è passata benissimo. Resta da vedere se, in futuro, il minor peso delle spese pensionistiche scaturito dall’emergenza Covid contribuirà ad alleggerire le casse dell’Istituto, in difficoltà da diverso tempo e in modo ormai strutturale.
 


 

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