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Quei mille miliardi di euro che le banche non vogliono spendere

Le banche europee siedono su un tesoretto di liquidità da record: non ci sono mai stati così tanti soldi a disposizione, eppure la trasmissione all’economia reale si è inceppata.

Nel suo ultimo bollettino, la BCE riportava questi dati:

  • Con il Quantitative Easing gli acquisti complessivi di titoli obbligazionari (societari e titoli di Stato) ammontano a 1.233 miliardi di euro.
  • Di questi, gli acquisti di titoli di Stato rappresentano l’81% del totale e hanno raggiunto la quota record di 1.001,9 miliardi di euro.
  • Il tasso sui depositi è fermo al -0,4% .
  • Il bilancio della Banca Centrale, viziato dalla politica monetaria in corso, è in espansione a 3.341,7 miliardi di euro.

Abbiamo già affrontato un aspetto problematico di questo Quantitative Easing in una precedente analisi, ora approfondiamo un dato significativo e forse meno conosciuto: la liquidità:

  • A settembre 2016 l’eccesso di liquidità parcheggiata nei depositi delle banche dell’Eurozona ha raggiunto e superato il valore record di mille miliardi di euro (1.040, 9 miliardi di euro, per la precisione).
  • Il saldo della deposit facility, riguardante la possibilità per le banche europee di depositare giornalmente la propria liquidità presso le riserve della BCE, ha aggiornato il suo massimo storico portandosi a quota 394 miliardi di euro (a gennaio 2016 si attestava a 176 miliardi).

Un chiaro segnale di come sia il rischio di credito sia quello di liquidità influiscano marcatamente sulle scelte delle banche che, nonostante un indubbio problema di redditività, preferiscono pagare una commissione (il tasso sui depositi, che genera un incasso giornaliero per la BCE pari a circa 15 milioni di euro) per depositare nelle casse di Francoforte la loro liquidità in eccesso, superando ampiamente il valore minimo di riserve richiesto, piuttosto che convogliarla verso un’ “anemica” economia reale che invece ne avrebbe tanto bisogno.

Questa  avversione al rischio emerge chiaramente anche nel grafico sottostante, dove è ben evidente come la quota di prestiti alle società non finanziarie sia cresciuta molto lentamente rispetto al crescente livello di liquidità tesaurizzata[1], individuando così alcuni degli ingredienti essenziali della trappola della liquidità”, di cui proprio le banche europee sono artefici.


Questo concetto, ideato da Keynes negli anni successivi alla Grande Depressione americana, mette in luce come, in un contesto di tassi bassi, aspettative negative e quantità di moneta che non genera inflazione, gli attori economici (le banche europee, nel nostro caso) preferiscano detenere liquidità piuttosto che utilizzarla per investimenti e incentivare i consumi, paralizzando di conseguenza l’intero sistema economico.

Con la politica monetaria che pare inefficace, lo stesso Keynes indirizza la soluzione verso il “deficit spending”, ovvero l’utilizzo della leva fiscale da parte dei governi per rilanciare l’economia. Una soluzione che prevede dunque un maggiore livello di spesa (e di indebitamento) per finanziare investimenti pubblici, senza agire sul livello di imposizione fiscale: dal Quantitative Easing al Fiscal Easing.

 

[1] Accumulo di moneta non finalizzato al generare reddito e investimento (“messa sotto il materasso”).

Scritto da

Da sempre animato dalla curiosità verso il mondo della finanza, consegue la laurea triennale in Marketing e Mercati Globali, quindi passa al corso di laurea magistrale in Economia e Finanza presso l'università degli studi di Milano-Bicocca. L'impronta quantitativa del percorso accademico alimenta la curiosità verso tematiche economico-finanziarie e modelli di gestione. Questo lo convince della necessità e importanza di una chiara comunicazione finanziaria. Ovviamente, date queste premesse, non poteva che entrare a far parte del team di AdviseOnly. Alterna il tempo libero tra l’analisi di realtà geopolitiche e la ricerca di nuove dimensioni musicali.

Ultimi commenti
  • Caro D’Avino, o si stampa ‘denaro’ fresco o si aumenta il debito pubblico; per l’Italia Forte propone il ‘quasi pareggio di bilancio’ e contratti di lavoro flessibili; per l’eurozona Tour suggerisce ‘ridurre la finanza’, un poco di protezionismo (anche dei flussi migratori) e rivedere l’euro quale camicia di forza; Sapelli paventa una deflazione secolare tenendo conto della caduta tendenziale del saggio di profitto (oltre allo svuotamento dei ceti medi, aggiungerei io).
    Io sono proclive a considerare la mutazione antropologica in atto a far tempo dalla pace di Versailles che avrà un effetto travolgente sul nostro modo di vivere come noi lo conosciamo, spingendoci verso esiti quasi del tutto ignoti (Magli).
    Tengo sullo sfondo il rapporto tra il potere del ‘denaro’ e il territorio (Arrighi) da un lato, e la crisi della megamacchina moderna in senso munfordiano, dall’altro.
    La ringrazio per la Sua attenzione. Cordialità. CG

    • Grazie a lei Carlo per l’interessamento!

  • Queste sono le evidenze, io però non ho capito perché ciò avviene. Perché le banche, proprio in questo periodo senza rendimenti facili delle obbligazioni e del mercato monetario, trovano conveniente lasciare depositati i soldi ad un tasso negativo piuttosto che utilizzarli per i prestiti? Grazie.

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