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Bollettino AO | Economia e mercati tra inflazione Usa e nuovo ordine mondiale

I fatti salienti della settimana

Le battaglie e la guerra. Potrebbero anche perdere (e lo vedremo) le loro battaglie per il controllo (rispettivamente) dell’Ucraina e di Taiwan, ma c’è una guerra che Russia e Cina puntano a vincere: è quella per il nuovo ordine mondiale.

Nella settimana in cui a New York si è aperta la 77esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a Samarcanda, in Uzbekistan, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping.

Al di là dei rispettivi dossier geopolitici (sui quali, almeno formalmente, c’è reciproco sostegno), i due presidenti hanno confermato la volontà di collaborare e supportarsi vicendevolmente. Secondo quanto riportato da vari media (tra cui Bloomberg), il presidente Xi ha usato parole forti.

 

La Cina è disposta a lavorare con la Russia, a dimostrare le responsabilità delle grandi potenze e a svolgere un ruolo di guida per iniettare stabilità ed energia positiva in un mondo nel caos.

 

Insomma, il messaggio è abbastanza chiaro: Russia e Cina ci sono, e sono più che mai intenzionate a costruire l’alternativa a Stati Uniti e Occidente. Anche sotto il profilo economico.

Partnership economica. C’è chi parla di “tubi già in costruzione”. Ma sempre Bloomberg in settimana sottolineava come ad agosto le entrate di Mosca derivanti dalla vendita di prodotti energetici abbiamo raggiunto i minimi negli ultimi 14 mesi.

In risposta alle sanzioni, Mosca vende meno gas e petrolio all’Europa (e questo per noi è un problema: a causa della crisi del gas, Fitch vede il nostro Paese in recessione nel 2023) e si rivolge all’unico mercato al momento disponibile: quello asiatico. Che però compra a sconto.

C’era una volta il price cap. Intanto in Europa sembra sfumata l’idea del price cap, il tetto al prezzo del gas russo.

Nel Discorso sullo Stato dell’Unione che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha tenuto in Parlamento, sono elencate altre proposte: per esempio, un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità a basso costo, che dovrebbe consentire di raccogliere 140 miliardi di euro da mettere al servizio di imprese e famiglie. E poi la riduzione dei consumi.

Intanto, ha garantito von der Leyen, proseguirà il processo di integrazione europea dell’Ucraina, che avrà accesso al mercato unico europeo.

Un argomento “inflazionato”. Si dice di quei temi di cui si è discusso, ridiscusso e detto più o meno tutto. Il problema è che l’inflazione continua a dare spunti. In settimana, per esempio, abbiamo saputo che ad agosto negli Stati Uniti la variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno passato si è attestata all’8,3%, sopra le attese degli analisti. Nei confronti del mese precedente, l’aumento è stato dello 0,1%.

In Europa, dove l’indice Zew tedesco sulle aspettative economiche di settembre è ulteriormente calato a -61,9 punti dai -55,3 di agosto, l’inflazione ad agosto dell’area euro si è confermata in rialzo al 9,1%.

Cosa farà la Fed? Secondo le attese dei più, nella riunione in programma il 20 e 21 settembre la banca centrale Usa alzerà i tassi di altri 75 punti base. Questo perché, nonostante i venti contrari, per il momento l’economia statunitense non indietreggia di fronte al rialzo dei prezzi. Anzi.

I consumi mostrano qualche segnale di rallentamento, ma stanno ancora ampiamente tenendo il passo, alimentati dagli aumenti salariali (che tipicamente sono fonte di inflazione). Le prossime mosse della Fed dipenderanno dalla spesa degli americani: se non calerà, la banca centrale potrebbe diventare ancora più aggressiva.

Le mosse della BoE. Dati solidi dal mercato del lavoro anche nel Regno Unito, sintomo che l’inflazione potrebbe rivelarsi un fenomeno addirittura più persistente che altrove. Fari puntati su quel che deciderà la Bank of England la prossima settimana.

 

 

Come si sono mossi i mercati

Avversione al rischio. Mercati azionari giù e indicatori di volatilità in rialzo nel corso della settimana, in scia al report sull’inflazione Usa. L’appuntamento trimestrale con le “Quattro Streghe”, come sottolinea Radiocor, può aggiungere incertezza e volatilità in un contesto nel quale prevale l’avversione al rischio, nel timore di una recessione in arrivo (nel 2023, stando alla Banca Mondiale).

Rendimenti in salita. I rendimenti dei Treasury, dal canto loro, sono saliti, sempre in scia al report sull’inflazione Usa. A valle della riunione della Bce, i rendimenti dei Bund hanno toccato i massimi da giugno.

E la periferia? In attesa del voto di domenica 25 settembre, appaiono relativamente stabili gli spread italiani, malgrado il contesto sfidante e l’aumento dei rendimenti europei.

I guadagni del dollaro. Alla luce dei dati sui prezzi al consumo negli States, il dollaro ha registrato nuovi guadagni nel corso della settimana rispetto all’Europa e alle valute dei mercati emergenti. Il biglietto verde si conferma così uno dei beni rifugio.

Gas più “conveniente”. Quotazione del gas naturale in calo dopo che l’Unione europea ha iniziato a definire i dettagli del suo intervento per far fronte alla crisi energetica. Venerdì mattina, ad Amsterdam, il prezzo era sui 203 euro al megawattora.

Anche i prezzi dell’energia elettrica sono crollati. Tuttavia, rimangono quasi otto volte più alti del normale per questo periodo dell’anno. Goldman Sachs prevede che si dimezzeranno rispetto ai livelli attuali nel primo trimestre del 2023.

 

I market movers della prossima settimana

In calendario, come accennato, ci sono le decisioni della Fed, della BoE e anche della Bank of Japan. Dagli States sono attesi il Nahb Housing Market Index di settembre e i dati su permessi edilizi, aperture di nuovi cantieri residenziali e vendite di case esistenti.

Venerdì toccherà ai Pmi manifatturiero e dei servizi di Stati Uniti, Unione europea, Germania, Francia e Regno Unito: l’aggiornamento aiuterà a fare il punto sullo stato di salute delle economie occidentali.

 


 

 

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