Investire con i PIR

Normativa PIR: modifiche e integrazioni per chiarire i dubbi

17 maggio 2017 · di Priscilla Piazza · 20 Commenti

Sono appena nati e stanno già ottenendo un indubbio successo. Ma i PIR hanno anche destato qualche perplessità, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione di alcuni passaggi normativi.


I Piani individuali di risparmio hanno visto la luce a inizio 2017 con il nobile scopo di convogliare il risparmio degli investitori verso le piccole e medie imprese italiane a fronte di interessanti vantaggi in termini fiscali.

I PIR sono stati accolti con favore, anzi con euforia da risparmiatori e operatori del settore. Peccato che la normativa relativa a questi strumenti fosse poco chiara, a tratti lacunosa, in certi punti addirittura errata (sic). Ma il rimedio è arrivato, nella forma di un decreto legge datato 24 aprile, che dovrebbe aver chiarito ogni dubbio una volta per tutte. Vediamo le precisazioni principali, punto per punto. Non sarà una passeggiata, ma state con noi perché vi spiegheremo cosa davvero è importante.

Le principali modifiche

Una delle principali fonti di incertezza, ricorda Assogestioni, era provocata da un vero e proprio “refuso” presente nella prima stesura della normativa: nello specifico, l’errore si trovava nel comma 101 che, erroneamente, rinviava al comma 90 per l’elenco degli investimenti qualificati per beneficiare dei vantaggi fiscali. In realtà l’elenco a cui fare riferimento si trova non al comma 90, ma al comma 102. Numeri da mal di testa a parte, il succo è che per beneficiare della non imponibilità dei redditi derivanti dagli investimenti in PIR è necessario che, in ciascun anno solare di durata del piano stesso e per almeno i due terzi dell’anno:

  • le somme siano destinate per almeno il 70% in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati;
  • questi strumenti siano emessi da imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare;
  • le emittenti siano fiscalmente residenti in Italia (o in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo con stabili organizzazioni in Italia);
  • il 30% di quel 70% – che equivale al 21% dell’investimento complessivo – sia composto da titoli di società NON presenti nell’indice di Borsa Italiana FTSEMIB, ad esempio quelle quotate sui listini alternativi, come l’AIM (Mercato Alternativo del Capitale)
  • tutto ciò valga contestualmente.

È importante, tra l’altro, sottolineare che gli investimenti in questione possono essere effettuati in modo indiretto, tramite di fondi comuni italiani o esteri (SICAV incluse), a patto che rispettino i vincoli e i limiti del decreto.

Il comma 113, invece, viene riformulato per evidenziare l’importanza della separazione contabile, che mira a tenere sotto controllo il rispetto degli obblighi e a tracciare le movimentazioni. Poiché, infatti, la normativa PIR non prevede l’obbligo di tenere un rapporto circa somme o valori, occorre che intermediari finanziari e aziende assicurative possano garantire una corretta separazione contabile.

Per reinvestire le somme ricavate dopo il rimborso a scadenza degli strumenti finanziari i giorni previsti non sono più 30 e l’arco di tempo viene ampliato a 90 giorni.

Agevolazioni fiscali, quali e come usufruirne?

Le agevolazioni fiscali sono tra le maggiori attrattive dei PIR, infatti, nel rispetto di determinate condizioni, concedono l’esenzione totale dalle imposte sui redditi generati dall’investimento stesso e dalla tassa di successione (venuto a mancare il sottoscrittore).

Questa esenzione è da considerarsi comunque nei limiti del 5% dell’attivo patrimoniale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente, a condizione che gli investimenti siano mantenuti per 5 anni. Certo, si può sempre disinvestire prima del termine, ma in tal caso il beneficio fiscale si perde e le tasse vengono non solo pagate, ma con la mora (è bene che anche questo sia chiaro).

Il vantaggio, comunque, è che ai PIR si applica un’aliquota pari allo 0%. Inoltre, è stata abrogata la normativa sul credito di imposta spettante alle forme di previdenza complementare e agli enti di previdenza obbligatoria in relazione ai redditi investiti.

Cosa c’è di importante?

Se avete digerito punto per punto le modifiche alla normativa, appare chiaro che si è sulla strada di alcuni miglioramenti. Quali?

  • Per investire in PIR non occorre aprire un nuovo conto titoli
  • L’obbligo di tenere la contabilità è solamente della banca
  • Più flessibilità: 90 giorni per reinvestire le somme e possibilità di acquisti diretti di titoli o fondi per almeno 2/3 dell’anno

Prendete in considerazione la possibilità di investire in PIR, ne vale la pena.


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Priscilla Piazza

Priscilla Piazza

Laureata in Teatro, Cinema e Spettacolo Multimediale, entra nel mondo del giornalismo con un’esperienza a Class Editori. Appassionata di scrittura e comunicazione, si specializza nei contenuti web e nel linguaggio audiovisivo grazie alla collaborazione con il comparto digital di Donna Moderna. In AdviseOnly si occupa di comunicazione e contenuti per il blog.

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Discussione

20 Commenti

  • tizio

    ho un conto cointestato con mia moglie, il mio promotore finanziario sostiene che devo aprire un nuovo conto singolo per acquistare un PIR.

    • Raffaele Zenti

      Sono reduce da un convegno (ITForum) dove ho partecipato ad un panel insieme ad un avvocato, e si discusso anche questo. In sostanza: l’obbligo di legge di aprire un nuovo conto per poter attivare un PIR non c’è (come riporta Assogestioni: “preme evidenziare che la normativa PIR non prevede l’obbligo di aprire un rapporto ad hoc in cui destinare le somme o i valori”). Tuttavia, organizzativamente, per la banca è tutto molto più semplice se riesce ad infilare gli investimenti “PIR” in un dossier ben enucleato, cioè un nuovo conto. Se si aggiunge che nuovo conto = nuove commissioni, si capisce perché il promotore insiste per aprire il nuovo conto.

      • Paolo Maria Rigamonti

        PERCHE’ FARE SEMPRE DI TUTT’ERBA UN FASCIO…?
        CI SONO CONTI (E DOSSIER) A ZERO SPESE…

      • Luca Berardi

        Ma negli articoli precedenti avete sconsigliato fortemente i PIR per gli alti costi e anche in una tabella di pochi giorni fa su Il 24Ore era riportato che ad oggi tutti i PIR proposti sono soggetti a una triplice commissione -tranne pochissime eccezioni- (ingresso, gestione e performance), fatto che li rende assolutamente non convenienti dato che i costi eccessivi annullano il beneficio fiscale senza contare che si tratta di un investimento troppo concentrato in un solo mercato (il 70% deve essere nell’azionario) quale quello italiano.
        Cosa è cambiato dai vostri articoli precedenti?
        Io non sono ASSOLUTAMENTE d’accordo con la conclusione di questo articolo (“Prendete in considerazione la possibilità di investire in PIR, ne vale la pena.”)

        • Raffaele Zenti

          Mai “sconsigliato fortemente i PIR” su questo blog. E nemmeno su articoli (miei) su altri media. E, di converso, nemmeno mai consigliato caldamente i PIR.
          Questo perché la realtà, in genere, non è binaria. Proprio come nel caso dei PIR: se avrà voglia di leggere davvero i nostri – anzi prevalentemente miei – post sui PIR (li trova comodamente tutti qui: https://www.adviseonly.com/blog/categorie/investire/piani-individuali-di-risparmio/ ) se ne renderà conto da solo. Ci sono luci e ombre, ci sono PIR buoni e PIR pessimi, e ci sono anche modi pessimi di inserire in portafoglio PIR buoni. Di questo si tratta.
          Francamente, il mondo segue molto più una “fuzzy logic” che una logica booleana, ergo non vedo perché ricondurre tutto a quest’ultima.

          • Luca Berardi

            Capisco che per lei sia scomodo farle notare che prima ha tirato il sasso e poi ora ritira la mano, ma il suo post “Piani Individuali di Risparmio: roba seria, o no?” del 16 gennaio 2017 (https://www.adviseonly.com/blog/investire/guida-al-risparmio/piani-individuali-di-risparmio-roba-seria-o-no/) non mi sembra proprio “agnostico” sui PIR dato che è una lucida descrizione dei rischi davanti a cui potrà trovarsi un investitore.
            E non cambiano certo la sostanza negativa da lei espressa in quell’articolo un paio di frasi finali per dare un colpo al cerchio e uno alla botte quali “Insomma, i PIR possono essere uno strumento interessante, che consente di investire in aziende ancor più interessanti, però state attenti ai rischi e ai costi.” o “In sintesi, i PIR non sono da prendere alla leggera: occorre guardare bene sia la scatola giuridica, sia il suo contenuto, cioè gli investimenti, e i costi associati.”
            PS vada a vedere la tabella del 24Ore dei costi a carico dei PIR in cui le varie SGR sommano fee di ingresso, gestione e di performance e vedrà che aveva avuto ragione nell’articolo del 16 gennaio mentre non capisco questo voltafaccia in corsa che solo lei può spiegare

          • Raffaele Zenti

            Ma quale voltafaccia? Sia serio, e si legga i post, per favore, tipo quello uscito ieri: https://www.adviseonly.com/blog/investire/piani-individuali-di-risparmio/kill-pir-volume-i/

          • Luca Berardi

            Capisco faccia orecchie da mercante perchè non può smentire il suo stesso articolo del 16 gennaio scorso (o lo ha scritto a sua insaputa? :-)) per di più suffragato dalla tabella, apparsa sul 24Ore, dei costi (triplici!!!) degli attuali PIR offerti e che Mario Seminerio ha diffuso giustamente sui social (ma quando la chiamano a “I conti della belva” non dica a Seminerio che ha fatto una U-turn arditissima sui PIR altrimenti perde tutta la sua autorevolezza).
            Evidentemente ha dovuto mettere una pezza al volo all’articolo senza capo nè coda della dott.ssa Piazza che ha “dimenticato” tutte le debolezze dei PIR (dalla concentrazione di mercato, agli alti costi a carico dei sottoscrittori non dichiarati dai promotori, a una neppur minima analisi costi vs benefici).
            Di certo la dottssa Piazza sarà esperta di Web, ma conosce i prodotti finanziari di cui parla quanto io conosco il Sanscrito. Purtroppo una volta pubblicato non potete richiamare l’articolo, ma leggere certe cose su un blog interessante come questo ne sminuisce l’attendibilità, spero di non leggerla nuovamente se questo è il livello

          • Raffaele Zenti

            È evidente che non ha seguito il mio consiglio di leggere i post. Alternativamente, l’unica spiegazione possibile è che, a scuola, la comprensione dei testi non fosse propriamente il suo forte.
            Le auguro una buona serata, ricordandole che spesso i troll si sopravvalutano: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Berto,_Maso_e_Guglielmo.

          • Luca Berardi

            Vedo che fa fatica LEI a rileggere le sue stesse parole (ha chiaramente il calziono bucato dato che non cita mai il suo articolo del 16 gennaio che quindi è stato scritto da un suo omonimo vero? ), ma tranquillo non lo dico a Seminerio la figura di palta che ha fatto 🙂

          • Luca Berardi

            PS il voltafaccia è quello di AO con questo para-articolo della dottssa Piazza da lei incomprensibilmente difesa, perchè nel suo https://www.adviseonly.com/blog/investire/piani-individuali-di-risparmio/kill-pir-volume-i/ leggo TESTUALMENTE nella conclusione:

            “Qui mi sono concentrato sui costi. Ma non dimenticate mai i rischi: è superfluo dire che, a prescindere da quanto siano bassi i costi commissionali, investire una porzione ampia del portafoglio in PIR (un concentrato di rischio Italia, magari inclusivo di titoli di aziende di
            qualità discutibile, nei casi patologici) non è una grande idea. A meno di non voler sperimentare sulla propria pelle gli effetti di una scarsa diversificazione dei rischi.”

            Ed ovviamente io vi leggo una chiara ed esplicita critica ai PIR (ma i costi commissionali sono comunque alti perchè sono compresi in quasi tutti i PIR anche costi di performance e alti costi di gestione superiori all’1,6% da lei ipotizzato), ma mi dirà ovviamente che sono io a sbagliarmi e io a doverle dire che deve essere stato un suo secondo omonimo (dopo quello del 16 gennaio) a scrivere un articolo che di certo non è pro PIR. Ma quanti omonimi siete in AO? 🙂

          • Raffaele Zenti

            Rispondo (per l’ultima volta, visto che questo tipo di discussione è come un poltergeist in un’abitazione) in quanto si attacca la redazione del blog e le persone che ci lavorano.
            Due cose.
            Primo, le sfugge che questo post riguarda un’integrazione normativa. E non è che ogni volta in cui si citano i PIR si debbano rifare tutte le considerazioni su pro e contro. Ne scriviamo già in abbondanza.
            Secondo, la posizione di Adviseonly è che se un PIR ha costi bassi (ve ne sono anche da 0.50% p.a.) e nell’asset allocation di in individuo c’è spazio per rischio Italia, in termini di propensione al rischio e di orizzonte temporale, beh, un PIR è interessante. Se invece è carico di commissioni, e/o mal si presta ad essere inserito in portafoglio, è sconsigliabile. Non è, in entrambi i casi, una questione ideologica: sono i numeri a dirlo.
            Non pretendo che riesca a comprendere, ma in ogni caso con questo chiudo, dal canto mio e di Adviseonly.

          • Luca Berardi

            “in quanto si attacca la redazione del blog e le persone che ci lavorano.”
            Che tristezza vederla travisare VOLUTAMENTE ls mia parole. Da lettore del blog ho tutto il diritto di criticare articoli e autori che ritengo inadeguati come la dottssa Piazza che difende incomprensibilmente dato che diversamente da lei ritiene che i PIR siano una grande occasione come dice in modo esplicito al termine del suo articolo. Pare assurdo che in AO sui PIR ci siano due scuole di pensiero antitetiche , una pro (Piazza) e una contro (Zenti 1 del 16 febbraio e Zenti 2 del 25 maggio) con Zenti 3 che si arrampica sugli specchi pur di difendere un articolo di una pochezza imbarazzante.
            Seminerio lo avverte lei o ci penso io riguardo la sua conversione (parlo a Zenti 3) sulla via di Damasco a favore dei PIR? 🙂

          • Luca Berardi

            Rilegga bene Zenti 2 sulla concentrazione del rischio sul mercato italiano “NON È UNA GRANDE IDEA” 🙂
            “Qui mi sono concentrato sui costi. Ma non dimenticate mai i rischi: è superfluo dire che, a prescindere da quanto siano bassi i costi commissionali, investire una porzione ampia del portafoglio in PIR (un concentrato di rischio Italia, magari inclusivo di titoli di aziende di
            qualità discutibile, nei casi patologici) non è una grande idea. A meno di non voler sperimentare sulla propria pelle gli effetti di una scarsa diversificazione dei rischi.”

    • Massimo Vicari

      Il mio parere è che ogni banca si organizza come crede, per loro è molto più semplice avere un conto dedicato, dove in genere infilano le loro gestioni PIR, in modo da non doversi cercare in un dossier titoli generico gli elementi eleggibili per il PIR. Ad oggi, nessuna banca ti permette di aprire un depositi titoli PIR se non per metterci loro strumenti. Il fai da te sembra impossibile. Spero che questi cambiamenti portino ad una certa apertura…

  • Mirko

    Nell’articolo cita interessi di mora nel caso in cui dovessi disinvestire prima del quinquennio. Mi può gentilmente aiutare a comprendere o darmi le fonti dove approfondire? Io opero nel settore e questa cosa mi giunge nuova. Ringraziando anticipatamente la saluto e auguro una buona giornata a tutti.

  • Luca Berardi

    Ma negli articoli precedenti avete sconsigliato fortemente i PIR per gli alti costi e anche in una tabella di pochi giorni fa su Il 24Ore era riportato che ad oggi tutti i PIR proposti sono soggetti a una triplice commissione -tranne pochissime eccezioni- (ingresso, gestione e performance), fatto che li rende assolutamente non convenienti dato che i costi eccessivi annullano il beneficio fiscale senza contare che si tratta di un investimento troppo concentrato in un solo mercato (il 70% deve essere nell’azionario) quale quello italiano.
    Cosa è cambiato dai vostri articoli precedenti?
    Io non sono ASSOLUTAMENTE d’accordo con la conclusione di questo articolo (“Prendete in considerazione la possibilità di investire in PIR, ne vale la pena.”)

    PS potete trovare la tabella in questione nei post di Mario Seminerio (Phastidio.net) su FB

  • Mauro Violoni

    il beneficio fiscale sui 30.000 € versati nel Pir, vale anche se sottoscritti con società diverse fra loro immagino.
    giusto?

    • Raffaele Zenti

      Sì.